Cassazione Penale, Sentenza n. 33258/2023 del 28/07/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della conferma di condanna per lesioni personali volontarie aggravate (art. 576, primo comma, n. 5‑bis c.p.) e assoluzione per resistenza sulla base della scriminante putativa dell'atto arbitrario. Il ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione per non aver esteso la causa di non punibilità prevista dall'art. 393‑bis c.p. anche alla condotta di lesioni commessa contemporaneamente alla resistenza, sostenendo che, in presenza di un atto di polizia percepito come arbitrario (anche putativamente), la reazione difensiva dovrebbe giustificare anche le lesioni cagionate all'agente.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che l'art. 393‑bis c.p. sia una causa di giustificazione fondata sul diritto di reagire all'aggressione arbitraria dei propri diritti e che possa operare anche in ipotesi putative, purché sorrette da dati concreti. Tuttavia la disposizione non menziona le lesioni personali e il legislatore ha inteso proteggere la funzione pubblica in misura diversa dall'integrità fisica: perciò la causa di giustificazione si limita ad alcune fattispecie contro la pubblica amministrazione e non esclude la punibilità per lesioni personali che eccedono la resistenza. La Corte ha inoltre richiamato la giurisprudenza secondo cui la resistenza assorbe solo la minima violenza necessaria a opporsi all'atto d'ufficio; atti violenti che causino lesioni sono autonomi e punibili. In conclusione il ricorso è stato dichiarato infondato e il ricorrente è stato condannato alle spese processuali ex art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
Predisposta come causa di giustificazione per la reazione del cittadino all'atto arbitrario del pubblico ufficiale; può operare anche in ipotesi putative se supportata da dati concreti, ma il suo ambito è limitato e non comprende espressamente le lesioni personali
Riferimento alla contestazione di oltraggio/atto arbitrario: la scriminante putativa è stata già valutata nella fase di assoluzione per questo reato
art. 576 primo comma n. 5‑bis cod. pen.
Norma che aggravava le lesioni personali commesse in danno di un agente di P.G.; la Corte conferma che tale aggravante può applicarsi al reato di lesioni anche quando concorre con la resistenza
art. 59 comma quarto cod. pen.
Regola la rilevanza delle ipotesi putative (errore sul fatto) ai fini della scriminante; la Corte afferma che l'art. 393‑bis può operare in ipotesi putative se il convincimento dell'agente è ragionevole
art. 23 comma 8 d.l. 28/10/2020 n. 137 conv. con l. 18/12/2020 n. 176
Norma procedurale citata per la trasmissione delle conclusioni scritte del Procuratore Generale
Prevede la condanna alle spese processuali in caso di inammissibilità o rigetto del ricorso; applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese
Corte costituzionale, sent. n. 140/1998 e n. 341/1994
Richiamate per la nozione di atto arbitrario e per il fondamento costituzionalmente orientato della scriminante prevista dall'art. 393‑bis
Giurisprudenza di legittimità (Cass. Sez. 6, pronunce citate: Guarnieri 26/11/2021; Dimola 16/10/2018; Cevallos 20/04/2022; Bertini 22/05/2013; Moretti 20/10/2020)
Richiamate per disciplinare l'ambito applicativo dell'art. 393‑bis, la rilevanza delle ipotesi putative e la distinzione tra la resistenza (che assorbe una minima violenza) e le lesioni personali che eccedono tale ambito, potendo costituire reato autonomo e soggetto ad aggravanti
Massime di principio
- L'art. 393‑bis c.p. tutela la reazione del cittadino contro atti arbitrari di pubblici ufficiali ma il suo ambito è limitato e non estende automaticamente la non punibilità alle lesioni personali causate all'agente
- La causa di giustificazione prevista dall'art. 393‑bis può operare in ipotesi putative (errore sul fatto) solo se il convincimento dell'agente è ragionevole e sostenuto da elementi concreti
- Quando resistenza e lesioni coesistono, la resistenza assorbe solo la minima violenza necessaria per opporsi all'atto d'ufficio; atti violenti che provocano lesioni costituiscono reato autonomo e non sono automaticamente scriminati
- Nel bilanciamento tra tutela della funzione pubblica e tutela dell'integrità personale, il legislatore privilegia la protezione fisica dell'agente rispetto alla piena estensione della scriminante
- Per ottenere applicazione della scriminante alle lesioni, la difesa deve dimostrare coerenza fattuale tra la percezione dell'atto arbitrario, la natura della reazione e il tipo di lesione accertata
- Il ricorso in cassazione respinto comporta il rischio di condanna alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
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