Cassazione Penale, Ordinanza n. 01168/2026 del 13/01/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. È rimasta ferma la condanna per il reato di usura e non è stata accolta la richiesta relativa alla sospensione condizionale della pena.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
La sentenza impugnata aveva confermato la condanna dell'imputato per il reato di usura. In sede di legittimità il ricorrente ha dedotto un solo motivo, relativo alla revoca della sospensione condizionale della pena. La Corte ha ritenuto la censura inammissibile perché meramente riproduttiva di doglianze già esaminate e disattese dai giudici di merito e, comunque, manifestamente infondata alla luce delle risultanze del certificato del casellario giudiziale presente in atti.
Norme richiamate
Norma incriminatrice richiamata per individuare il reato oggetto della condanna confermata in appello.
Non citato espressamente nel testo; nessuna ulteriore interpretazione ricavabile.
Massime di principio
- È inammissibile il ricorso per cassazione che riproponga in modo meramente reiterativo censure già adeguatamente esaminate e disattese nei giudizi di merito, senza introdurre elementi nuovi o specifiche ragioni di critica.
- La censura è comunque inammissibile quando risulti manifestamente infondata alla luce degli atti, compreso il certificato del casellario giudiziale, se questo esclude i presupposti della revoca o del mantenimento del beneficio richiesto.
- Quando il ricorso è dichiarato inammissibile, la condanna per il reato contestato resta ferma e il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Come è indicizzato
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