Cassazione Penale, Sentenza n. 25941/2025 del 15/07/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per vizio di motivazione: il ricorrente sosteneva di essere sostanzialmente estraneo all'episodio corruttivo contestato e che la sentenza d'appello avesse erroneamente ritenuto che egli avesse agito da intermediario tra Tirinato e l'appuntato Di Noro. Si contestava altresi' l'utilizzabilita' delle dichiarazioni eteroaccusatorie rese dal coimputato Di Noro in sede di indagine, poi smentite in dibattimento, e si rilevava che le intercettazioni valorizzate non erano direttamente collegate all'episodio specifico del 3 aprile 2017.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. E' stata confermata la condanna per corruzione per l'esercizio della funzione (art. 318 c.p.), ritenendo provata la funzione di raccordo di Pelusi tra Tirinato e Di Noro e la partecipazione al disegno criminoso volto a presentare denunce false per ottenere indennizzi assicurativi. La sentenza ha ritenuto le intercettazioni e il contesto probatorio sufficienti a ricostruire il rapporto corruttivo, e ha ritenuto irrilevante l'inutilizzabilita' eventuale delle prime dichiarazioni rese da Di Noro, poiche' le intercettazioni risultano autosufficienti. Il ricorrente e' stato condannato al pagamento delle spese processuali. Si prende atto della rinuncia alla intervenuta prescrizione menzionata in merito.
Norme richiamate
La condotta e' stata ritenuta corruzione per l'esercizio della funzione; il ruolo di raccordo e la strumentalizzazione della funzione per ottenere utilita' sono stati considerati idonei a integrare il reato anche in assenza di un evidente profitto patrimoniale diretto da parte dell'intermediario.
Codice di procedura penale, art. 500
La Corte osserva che l'art. 500 disciplina le dichiarazioni testimoniali e non e' la norma correttamente richiamabile per l'inutilizzabilita' delle dichiarazioni rese dal coimputato; la censura relativa a questa norma e' pertanto inappropriata.
Codice di procedura penale, art. 517
La Corte segnala che nel ricorso non e' chiarito se il contenuto dell'interrogatorio dell'indagato sia stato acquisito ai sensi dell'art. 517; tuttavia la questione non e' decisiva poiche' le intercettazioni risultano da sole sufficienti a sostenere la condanna.
Principio dell'editto accusatorio
La Corte richiama il limite dell'adesione al contenuto dell'imputazione (non derubricazione arbitraria), ma specifica che cio' non ha impedito ai giudici di merito di valutare la strumentalizzazione della funzione nell'ambito del quadro probatorio complessivo.
Massime di principio
- La partecipazione a un accordo corruttivo puo' essere riconosciuta anche quando l'apporto sia di tipo 'raccordo' o intermediario, e non necessariamente accompagnata da un vantaggio patrimoniale diretto: l'apporto concorsuale rileva.
- Intercettazioni e altre prove di contesto, se coerenti e capaci di ricostruire un rapporto continuativo e finalita' illecite, possono fondare una condanna anche se non tutte le conversazioni sono direttamente riferibili al singolo episodio contestato.
- Le dichiarazioni rese da un coimputato in fase investigativa che poi vengano smentite in dibattimento non sono automaticamente utilizzabili come prova decisiva; tuttavia, se esistono fonti probatorie autonome (es. intercettazioni), la loro eventuale inutilizzabilita' non necessariamente travolge l'intero impianto probatorio.
- In Cassazione la critica alla motivazione dei giudici di merito richiede di individuare profili di manifesta illogicita' o contraddittorieta': semplici rivalutazioni dei fatti o alternative interpretative non sono di norma sufficiente motivo di annullamento.
- Il giudizio complessivo deve considerare la costanza dei rapporti, il linguaggio criptico volto a occultare attivita' illecite e il concorso di piu' soggetti: la ricostruzione globale dei rapporti può integrare la prova di una specifica condotta corruttiva.
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