Cassazione Penale, Sentenza n. 46022/2024 del 16/12/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello di Milano del 22/04/2024 chiedendo la cassazione per quattro censure principali: 1) insufficiente prova del dolo e della ricezione dei beni rubati (un orologio Rolex e una spilla d'oro) poiché i preziosi erano rinvenuti in un camper intestato alla compagna e in un vano della figlia; 2) contestazione della qualificazione giuridica come ricettazione, sostenendo che il fatto sarebbe al più riconducibile alla contravvenzione dell'art. 712 c.p.; 3) vizio nel diniego della continuazione con una precedente condanna irrevocabile (Tribunale di Milano n. 12017/2019) per illegale detenzione di arma, ritenendo che i fatti dovessero essere ricondotti a un unico disegno criminoso; 4) illegittimità della confisca della somma di euro 33.000,00, che sarebbe costituita da risparmi leciti accumulati nel tempo, con violazione del principio di ragionevolezza temporale rispetto al vincolo reale.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha respinto i motivi come manifestamente infondati. Motivazioni principali: i giudici di merito hanno valutato correttamente le prove e gli indici di responsabilità (ritrovamento dei preziosi nel camper dove l'imputato era domiciliato, la contemporanea presenza della pistola per la quale esiste condanna irrevocabile valutabile ai sensi dell'art. 187 c.p.p., la somma di 33.000 euro di cui l'imputato aveva rivendicato l'esclusiva), e hanno ritenuto non credibile la giustificazione di regali. Quanto alla pretesa continuazione con la condanna per arma, la Corte ha ritenuto che i reati abbiano diversa oggettività giuridica, diversa temporalità e localizzazione, e non emergano elementi che dimostrino un unico progetto criminoso unitario. Sulla confisca, la Corte ha ritenuto sussistente la presunzione iuris tantum di accumulazione illecita e ha osservato che il ricorrente non ha fornito specifiche e verificabili allegazioni idonee a dimostrare la lecita provenienza dei 33.000 euro. Conseguenze: dichiarazione di inammissibilità del ricorso, condanna del ricorrente al pagamento delle spese di procedimento ai sensi dell'art. 616 c.p.p. e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende per profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
Norme richiamate
Autorizza il trattamento del ricorso in camera di consiglio senza la presenza delle parti; usato per la trattazione del ricorso in Cassazione.
Consentire la trattazione in camera di consiglio senza la presenza delle parti; richiamato insieme all'art. 610 per la fase decisionale.
art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.
Limita la formulazione dei motivi in cassazione ai fini della motivazione; la Corte richiama tale disposizione per enunciare i motivi nei limiti necessari.
Consente ai giudici di merito e di legittimità di valutare sentenze irrevocabili di altro procedimento come elemento di prova; qui è stato utilizzato per valorizzare la condanna irrevocabile per il possesso dell'arma come indice della disponibilità degli altri beni.
Norma sulla contravvenzione per ricettazione di minore gravità; richiamata dalla difesa per chiedere diversa qualificazione giuridica, ma ritenuta inidonea rispetto alla fattispecie oggetto di ricetta.
Prevede la condanna alle spese di procedimento in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso; applicata per addebitare le spese al ricorrente.
Sez. 2, n. 3883 del 19/11/2019, Pomilio (giurisprudenza)
Richiamata in tema di confisca allargata: la sproporzione fra redditi e patrimonio determina una presunzione iuris tantum di accumulazione illecita che l'interessato può superare con specifiche e verificate allegazioni sulla provenienza lecita.
Sez. 1, n. 1088 del 09/03/1992, Salafia (giurisprudenza)
Principio giurisprudenziale sulla continuazione: la mera abitualità delinquenziale o una scelta di vita delinquenziale non bastano per configurare la continuazione senza provare un progetto criminoso unitario e preventivo.
Massime di principio
- La presenza di beni di provenienza illecita nel luogo di vita abituale dell'imputato, specie se rinvenuti insieme ad altri indizi (arma per la quale vi è condanna irrevocabile, somme di denaro rivendicate), costituisce un indice logico della disponibilità e della conoscenza della provenienza illecita.
- Per far valere la tesi difensiva che i beni siano di terzi o regali, è necessario fornire giustificazioni verosimili e prove documentali specifiche; spiegazioni generiche vengono ritenute non credibili e indeboliscono la difesa.
- La continuazione tra reati richiede la prova di un unicum progettuale e temporale; la semplice connessione materiale o la contemporanea presenza degli oggetti non è sufficiente a dimostrare un unico disegno criminoso.
- Nelle confische allargate opera una presunzione iuris tantum di illiceità per sproporzione tra redditi dichiarati e patrimonio; il soggetto confiscato deve produrre allegazioni precise e verificabili sulla lecita provenienza per superarla.
- In cassazione non è sufficiente riproporre censure già motivate e rigettate in sede di merito: occorre affrontare e confutare le argomentazioni della corte territoriale per evitare l'inammissibilità per motivi reiterativi.
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