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Cassazione Civile, Ordinanza n. 08141/2024 del 26/03/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (proprietario)

La controversia

La controversia nasce dalla realizzazione, su un terreno confinante con quello degli originari attori, di un manufatto descritto come piano interrato coperto da riporti di terra, con terrapieno e muro di contenimento. I vicini hanno chiesto la demolizione delle opere e il risarcimento del danno, deducendo la violazione delle distanze legali previste dal regolamento edilizio comunale, nonché profili relativi allo scolo delle acque e alla riduzione della visuale. Il Tribunale aveva rigettato ritenendo l'opera completamente interrata; la Corte d'appello ha invece accolto parzialmente l'impugnazione ordinando l'arretramento della parete delimitante il volume interrato alla distanza di metri 6 dal confine. Il ricorrente in cassazione ha dedotto un unico motivo di violazione degli artt. 872 e 873 c.c., sostenendo che il giudice di merito avesse erroneamente sussunto la fattispecie nella disciplina sulle distanze legali, poiché il manufatto sarebbe stato del tutto interrato e quindi non qualificabile come costruzione rilevante ai sensi dell'art. 873 c.c.; ha richiamato la giurisprudenza sulla nozione di costruzione e sulla irrilevanza di opere non emergenti dal suolo.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto infondato il motivo. Ha ribadito che, ai fini dell'applicazione delle norme sulle distanze legali nei rapporti di vicinato, la sporgenza del manufatto dal suolo va valutata con riferimento al piano di campagna originario, cioè al livello naturale del terreno, e non a quello artificialmente modificato. Poiché il giudice di merito aveva accertato che l'opera era stata realizzata elevandola dal preesistente piano di campagna e che il piano interrato era stato colmato con riporto di terra, la Corte ha confermato che il manufatto non poteva considerarsi interrato in senso rilevante e che, pertanto, trovava applicazione la normativa sulle distanze. Il ricorso è stato quindi rigettato, con condanna del ricorrente alle spese di lite e all'ulteriore contributo unificato ove dovuto.

Norme richiamate

  • art. 872 c.c.

    Richiamato come norma sulla violazione delle distanze legali e sulle conseguenze civilistiche della loro inosservanza; nel caso concreto la Corte ha ritenuto corretta la sua applicazione da parte del giudice di merito.

  • art. 873 c.c.

    La Corte ha affermato che la disciplina sulle distanze si applica quando il manufatto sporge dal suolo rispetto al piano di campagna originario; l'interramento artificiale non esclude di per sé la rilevanza dell'opera.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    È stato dato atto dei presupposti processuali per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di soccombenza.

  • art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115/2002

    Richiamato quale parametro per la quantificazione dell'ulteriore contributo unificato dovuto dal ricorrente.

Massime di principio

  • Ai fini dell'applicazione delle norme sulle distanze legali, la verifica della sporgenza del manufatto deve essere compiuta con riferimento al piano di campagna originario, ossia al livello naturale del terreno, e non al livello modificato artificialmente dal proprietario.
  • Un'opera non può essere qualificata come interrata, ai fini dell'esenzione dalla disciplina delle distanze, quando emerga dal suolo rispetto al terreno naturale, anche se successivamente coperta o integrata con riporti di terra.
  • Quando il giudice di merito accerta in fatto che il manufatto si eleva rispetto al piano naturale del terreno, la censura di violazione delle norme sulle distanze è infondata se pretende di fondarsi su una diversa ricostruzione del carattere interrato dell'opera.

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