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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2923/2022 del 26/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ciociola impugna la conferma della condanna per associazione per delinquere (art. 416 c.p.) e reati connessi, denunciando: 1) violazione della norma sul reato associativo per mancata prova degli elementi costitutivi (vincolo stabile, affectio societatis e ruolo di promotore), argomentando che l'attività criminosa era limitata e solo caratterizzata da continuazione; 2) errata qualificazione di alcuni capi come riciclaggio e ricettazione (artt. 625, 648, 648-bis c.p.), sostenendo di aver confessato i furti e di non aver partecipato al riciclaggio, per cui avrebbe dovuto trovare applicazione la clausola di riserva; 3) carenza, contraddittorietà e illogicità della motivazione, con particolare riferimento all'uso dell'informativa dei Carabinieri e alla mancata analisi autonoma del Tribunale/Corte in ordine agli elementi psicologici dei reati contestati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto la motivazione della Corte di appello immune da vizi, condividendo le conclusioni del primo giudice e valorizzando gli elementi investigativi (intercettazioni, perquisizioni, installazione di GPS sul furgone, ritrovamento di centralina e attrezzi, sedi operative) e la confessione parziale del ricorrente. Sul punto della ricettazione/riciclaggio è stato ribadito che il possesso ingiustificato di cose rubate può integrare il reato di ricettazione in mancanza di elementi che colleghino immediatamente la detenzione al furto (esclusione della clausola di riserva se manca prova dell'immediata riconducibilità). Quanto al reato associativo, la Corte ha ritenuto soddisfatti i requisiti (vincolo non necessariamente di lunga durata, struttura organizzativa, indeterminatezza del programma criminoso) e ha confermato il ruolo apicale del ricorrente sulla base delle intercettazioni e delle modalità operative. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., a versare 3.000 euro alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 416 cod. pen.

    La norma è stata interpretata nel senso che il reato associativo richiede vincolo tendenzialmente permanente o stabile, struttura organizzativa e indeterminatezza del programma criminoso; tale vincolo non deve durare necessariamente molto a lungo e può essere provato anche attraverso le modalità seriali e organizzative delle condotte.

  • art. 625 cod. pen.

    Riferito al furto come reato presupposto; la Corte osserva che la confessione di furti non esclude automaticamente la qualificazione della successiva detenzione come ricettazione se non emergono elementi che colleghino immediatamente il possesso al furto.

  • art. 648 cod. pen.

    La clausola di riserva (che esclude la punibilità per ricettazione quando il possessore è colpevole del furto) non opera in assenza di prove che la detenzione derivi direttamente e immediatamente dal furto; occorrono elementi idonei a dimostrare tale collegamento.

  • art. 648-bis cod. pen.

    Il reato di riciclaggio richiede l'idoneità dell'azione a ostacolare l'identificazione della provenienza del bene e il dolo (anche generico) di trasformazione/occultamento; per i veicoli rientrano sia le alterazioni materiali sia le attività che ostacolano la ricostruzione della provenienza.

  • art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen.

    Richiamato nei profili di vizio motivazionale: i vizi elencati devono essere indicati con specificità e non in modo cumulativo; la Cassazione sottolinea che i motivi di cui all'art. 606 devono essere formulati correttamente e non in forma indeterminata.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per la condanna alle spese del procedimento e per l'irrogazione della sanzione pecuniaria (versamento alla cassa delle ammende) per inammissibilità del ricorso con profili di colpa nella sua determinazione.

Massime di principio

  • La distinzione tra associazione per delinquere e concorso di persone nel reato continuato si basa sulla natura dell'accordo criminoso: stabilità, indeterminatezza del programma e struttura sono indici di associazione; la brevità temporale non esclude l'associazione se non è programmata limitatamente a reati predeterminati.
  • Il giudice può desumere l'esistenza di un sodalizio anche dalle modalità operative, dalle ripetute commissioni di reati omogenee e dagli elementi organizzativi (sedi, mezzi, ruoli), nonché dalle intercettazioni; l'interpretazione del linguaggio criptico è questione di fatto non sindacabile in Cassazione se non per manifesta illogicità.
  • Il possesso di beni provento di furto può integrare ricettazione in assenza di prove che colleghino immediatamente la detenzione al furto: la clausola di riserva è applicabile solo se emerge con chiarezza che la detenzione è la diretta prosecuzione del furto.
  • Il reato di riciclaggio richiede comportamento idoneo a ostacolare l'identificazione della provenienza e il dolo generico di trasformazione/occultamento; sia le alterazioni materiali sia le attività amministrative o documentali che impediscono il rintraccio della provenienza possono integrare il reato.
  • Il consenso delle parti all'acquisizione di informative investigative non vincola il giudice a 'disapplicare' l'analisi probatoria: la Corte può valorizzare l'informativa e gli esiti istruttori se le risultanze sono coerenti e supportate da elementi di fatto.

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