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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41388/2023 del 12/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore generale ha impugnato la sentenza della Corte d'appello di Roma che aveva assolto i tre imputati dall'accusa di istigazione alla corruzione (contro il vicebrigadiere Marcello Equinozio) ritenendo che la motivazione del giudice di appello fosse lacunosa e contraddittoria. In particolare il ricorrente ha dedotto: (i) travisamento delle prove per omissione di valutazione completa della registrazione e degli elementi raccolti (la registrazione avrebbe chiarito quale fosse la "controprestazione" richiesta: la rivelazione del numero di iscrizione a registro e l'identità del PM assegnatario delle denunce); (ii) violazione di legge in relazione agli artt. 319 e 321 c.p., sostenendo che per integrare il reato fosse sufficiente la prospettazione dello scambio illecito e che non era necessaria la specificazione o quantificazione dell'utilità promessa. Ha inoltre censurato la Corte di appello per avere motivato in modo incompleto, limitandosi principalmente al colloquio registrato tra Cariello e Equinozio e non valutando unitariamente tutto il materiale probatorio considerato dal Tribunale di primo grado (messe in relazione le richieste ripetute del Giorlandino, le promesse di "regalo" e le condotte dei coimputati).

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore generale per le ragioni indicate, ritenendo insufficiente e lacunosa la motivazione della Corte d'appello. Ha annullato la sentenza impugnata nei confronti di Biagio Di Mauro e Antonio Cariello e ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Roma per un nuovo giudizio, affinché si proceda a un esame probatorio e motivazionale completo. Quanto a Claudio Giorlandino, la Cassazione ha annullato la sentenza senza rinvio perché il reato a suo carico è estinto per prescrizione (termine massimo di sette anni e mezzo già maturato, con computo che tiene conto della sospensione per covid). La decisione si basa sulla necessità che il giudice d'appello che assolve in riforma contestualmente offra una motivazione analitica quando discosta dalla valutazione di primo grado; e sul principio che, se sussiste l'estinzione per prescrizione, non può esservi rinvio utile in Cassazione (art. 129 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 322 cod. pen.

    Norma menzionata nella sentenza iniziale come qualificazione del reato in primo grado; usata nel contrappunto tra qualificazioni diverse delle condotte contestate.

  • art. 319 cod. pen.

    Riferimento alla fattispecie di corruzione (pubblico ufficiale) cui si è fatto richiamo nella qualificazione dei fatti; nel ricorso si contesta l'interpretazione della Corte d'appello circa la necessità che la contropartita sia espressamente indicata.

  • artt. 319 e 321 cod. pen.

    Richiamati dal ricorrente per censurare la sentenza di appello: si sostiene che per integrare l'ipotesi di istigazione/accordo corruttivo sia sufficiente la prospettazione dello scambio illecito, senza che la promessa dell'utilità debba essere specificata o quantificata.

  • art. 615 cod. proc. pen.

    Richiamato come norma procedurale relativa al rinvio dell'udienza (procedimento di fissazione della decisione); citato per la cronologia dell'udienza di trattazione del ricorso.

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Richiamato per motivare l'annullamento senza rinvio nei confronti di Giorlandino: se il reato è estinto per prescrizione, nel giudizio di cassazione non possono essere rilevati vizi di motivazione che renderebbero comunque inutile il rinvio, perché il giudice del rinvio sarebbe tenuto a dichiarare immediatamente l'estinzione.

  • Sez. U, n. 14800 del 21/12/2017 (giurisprudenza)

    Principio di diritto citato: il giudice d'appello che assolve in riforma non è obbligato a riesaminare formalmente tutte le testimonianze, ma deve fornire una motivazione puntuale e adeguata che giustifichi la diversa conclusione rispetto al primo grado.

  • Sez. U, n. 35490 del 28/05/2009 (giurisprudenza)

    Richiamata per il principio secondo cui, quando il reato è estinto per prescrizione, il giudice di cassazione non può sindacare vizi di motivazione della sentenza impugnata che sarebbero irrilevanti perché il giudice del rinvio dovrebbe comunque dichiarare l'estinzione.

Massime di principio

  • Il giudice d'appello che riforma in senso assolutorio una sentenza di condanna deve fornire motivazioni puntuali e analitiche, confrontandosi con la valutazione probatoria svolta dal primo grado; l'omissione di un esame unitario degli elementi rilevanti può determinare l'annullamento della decisione in Cassazione.
  • La valutazione di singoli elementi probatori (es. registrazioni) non può essere scollegata dal quadro probatorio complessivo: un elemento favorevole al difensore non esclude la fondatezza di una ricostruzione se gli altri elementi contrari, valutati unitariamente, risultano idonei a sostenere la condanna.
  • Per i reati di corruzione/istigazione alla corruzione non è sempre richiesta una specificazione dettagliata o la quantificazione dell'utilità promessa: la prospettazione dello scambio illecito e la promessa di una "ricompensa" valutata ex ante come idonea a indurre la condotta possono essere sufficienti a integrare la fattispecie.
  • La prescrizione può impedire il rinvio utile in Cassazione: se il reato è estinto per decorso del termine, la sentenza va annullata senza rinvio poiché il giudice del rinvio sarebbe comunque tenuto a dichiarare l'estinzione.
  • Se la parte offesa o la pubblica accusa ritengono che la Corte d'appello abbia motivato in modo insufficiente, il rimedio è il ricorso per cassazione che può condurre ad annullamento e rinvio per un nuovo esame pieno del materiale probatorio.
  • Nel valutare la sussistenza dell'elemento soggettivo e della contropartita, conta anche il contesto fattuale (ripetute richieste, promesse precedenti, ruolo dei mediatori): elementi indiziari concatenati possono rafforzare la prova anche quando singoli frammenti apparissero incerti.

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