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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29961/2024 del 22/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha proposto ricorso per cassazione articolando quattro motivi: (1) violazione e errata applicazione della legge penale (artt. 56 e 629 c.p.) sul profilo dell'elemento oggettivo e carenza di motivazione, sostenendo che le cambiali richieste ai dipendenti avevano funzione di garanzia disciplinata (disciplinare vincolante e azionamento subordinato a verifica contabile) e non potevano essere considerate titoli "azionabili ad nutum"; che non era stato prospettato il licenziamento in caso di rifiuto e che la sequenza temporale degli eventi esclude rapporto di causa-effetto. (2) carenza dell'elemento soggettivo: la richiesta sarebbe stata finalizzata solo a garanzia legittima e non a procurare un ingiusto profitto. (3) inesatta attribuzione del fatto a Fico come amministratore di fatto, peraltro contestata da testi favorevoli alla difesa; criticata l'attendibilità delle persone offese. (4) richiesta di riqualificazione del fatto in violenza privata (art. 610 c.p.), sostenendo che mancava un'immediata obbligazione patrimoniale e un danno economico certo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e lo ha respinto. Ha ritenuto ampiamente corretta e logicamente motivata la ricostruzione della Corte d'appello, che aveva confermato la condanna del Tribunale per tentata estorsione (art. 629 c.p. e art. 56 c.p.). La Corte di legittimità ha richiamato i limiti del sindacato di merito in sede di cassazione (impossibilità di rivedere la valutazione probatoria salvo manifeste contraddizioni) e ha condiviso la valutazione che le richieste di sottoscrizione delle cambiali, accompagnate dalla prospettazione del licenziamento e documentate da conversazioni video, integravano la condotta idonea e diretta a costringere le vittime e la volontà di conseguire un ingiusto profitto. Ha altresì escluso la riqualificazione in violenza privata e confermato l'attribuzione del fatto a Fico. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende. In sede di merito era stata confermata la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione e Euro 300,00 di multa, con sospensione condizionale e beneficio della non menzione.

Norme richiamate

  • art. 56 cod. pen.

    Disciplina della tentata fattispecie (tentativo)

    La Corte ha ritenuto applicabile l'istituto del tentativo nel caso in cui la condotta fosse idonea e diretta in modo non equivoco a consumare il reato di estorsione; la richiesta di emissione di cambiali accompagnata da minaccia di licenziamento integra il tentativo se non si è giunti al conseguimento dell'ingiusto profitto

  • art. 629 cod. pen.

    La Corte ha interpretato la condotta come tentata estorsione in presenza di una minaccia volta a ottenere un vantaggio patrimoniale (emissione di cambiali) e di un nocumento economico per la vittima; ha ritenuto che la semplice sottoscrizione di cambiali determini una obbligazione e quindi una diminutio patrimoniale già al momento del rilascio

  • art. 610 cod. pen.

    La norma è stata considerata dalla Corte per la richiesta di riqualificazione: la Corte ha distinto i due reati affermando che la violenza privata si configura quando manca l'intento di procurare un ingiusto profitto o quando non sussiste un danno economico rilevante; nel caso concreto la Corte ha ritenuto presenti gli elementi tipici dell'estorsione e quindi non ha riqualificato

  • art. 581 cod. proc. pen.

    Requisiti del motivo di ricorso per cassazione (comma 1, lett. c))

    Richiamato per sottolineare l'obbligo di esposizione puntuale delle ragioni di fatto e di diritto; la Corte ha ritenuto i motivi del ricorso meri ripetizioni di censure già disattese in appello, pertanto non idonei

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Limiti del sindacato in sede di legittimità (art. 606, comma 3 e comma 1, lett. e))

    Usata per ribadire che la Cassazione non può rimettere in discussione la valutazione di merito sui fatti e le valutazioni di credibilità, salvo i vizi tassativi indicati dall'art. 606

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Conseguenze per l'inammissibilità o inammissibilità del ricorso: spese e sanzioni

    La Corte ha applicato l'art. 616 per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali e ad una somma a favore della Cassa delle ammende (euro 3.000), ritenuta equa alla luce della inammissibilità/infondatezza del ricorso

Massime di principio

  • La richiesta di emissione di titoli di credito (es. cambiali) può integrare il reato di estorsione se è accompagnata da una minaccia che mira a costringere la vittima e se l'emissione determina un'immediata obbligazione patrimoniale; la mera funzione tecnica o disciplinare della cambiale non esclude l'estorsione se la condotta è reiterata con modalità intimidatorie
  • La distinzione tra estorsione e violenza privata dipende dalla finalità di procurare un ingiusto profitto e dalla sussistenza di un danno economico per la vittima: se l'atto minaccioso è preordinato a ottenere un vantaggio patrimoniale effettivo, è configurabile l'estorsione
  • In sede di Cassazione non è consentita una nuova valutazione del merito e della credibilità dei testi salvo evidenti e manifeste contraddizioni nella motivazione: le valutazioni probatorie dei giudici di merito prevalgono se logicamente motivate e riscontrate da elementi (es. registrazioni video, convergenze testimoniali)
  • Per ridurre il rischio di qualificazioni penali, l'utilizzo di garanzie patrimoniali da parte del datore di lavoro dovrebbe essere disciplinato in modo trasparente e formale (accordi scritti, disciplinari chiari, condizioni esplicite per l'azione del titolo, coinvolgimento di verifiche terze) e non essere imposto con modalità minacciose o punitivistiche
  • La prova documentale e audio/video e la congruenza temporale degli eventi (chi ha prospettato la minaccia, quando è stata prospettata, e quale è stato l'evento successivo come il licenziamento) sono elementi decisivi: registrazioni e riscontri oggettivi possono consolidare la ricostruzione accusatoria
  • Chi contesta decisioni di merito deve proporre censure di diritto specifiche e argomentate in Cassazione; la mera ripetizione di ragioni già disattese in appello è inefficace e può comportare sanzioni (spese e somme alla Cassa delle ammende)

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