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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12131/2023 del 23/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di applicazione della pena per inosservanza o errata applicazione dell'art. 222 d.lgs. n. 285/1992 e vizio di motivazione: si lamenta che la determinazione della sanzione amministrativa accessoria (sospensione della patente) si discosta sensibilmente dal minimo edittale e che il giudice non ha adeguatamente motivato la scelta

La decisione

Il ricorso è dichiarato inammissibile per aspecificità: la doglianza è ritenuta astratta perché non indica quali ulteriori elementi il giudice avrebbe dovuto considerare. La sanzione amministrativa accessoria applicata dal GIP (sospensione della patente per quattro mesi) è ritenuta congrua alla luce della violazione commessa, dell'entità del danno e del pericolo di ulteriore circolazione. Conseguentemente, il ricorso è respinto con condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende

Norme richiamate

  • decreto legislativo n. 285 del 30 aprile 1992 (Codice della Strada), art. 222

    secondo periodo del comma 2

    La norma prevede la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente fino a due anni per il reato di lesioni stradali gravi. Nel caso di specie il giudice ha esercitato la discrezionalità applicando una sospensione di quattro mesi, ritenuta giustificata in base alla motivazione collegata alla violazione, all'entità del danno e al pericolo potenziale della continuazione della circolazione

  • codice penale, art. 590-bis

    non riportata integralmente nella sentenza

    La ricorrente era imputata per il reato di lesioni stradali gravi previsto dall'art. 590-bis c.p.; tale imputazione rende applicabile la sanzione accessoria prevista dall'art. 222 del Codice della Strada (sospensione della patente)

Massime di principio

  • Un ricorso che contesti la misura di carattere discrezionale (es. durata della sospensione della patente) deve indicare chiaramente quali elementi specifici il giudice di merito non ha considerato; l'assenza di specificità può portare all'inammissibilità per aspecificità
  • La discrezionalità del giudice nella determinazione della sanzione amministrativa accessoria è rispettata se il provvedimento contiene una motivazione che tenga conto della violazione, dell'entità del danno e del rischio connesso alla condotta; una misura inferiore al massimo edittale può essere legittima se adeguatamente motivata
  • Nel contestare lo scostamento rispetto al minimo edittale, il ricorrente deve indicare quali ulteriori circostanze attenuanti o valutazioni il giudice avrebbe dovuto considerare per ritenere la motivazione insufficiente
  • La dichiarazione di inammissibilità può comportare conseguenze economiche per il ricorrente, quali pagamento delle spese processuali e somme alla Cassa delle ammende; va valutato il rischio di impugnare senza adeguata specificazione
  • In casi di reati stradali (art. 590-bis c.p.), la correlazione tra fatto, danno e pericolo futuro è centrale per la modulazione delle sanzioni accessorie; gli avvocati difensori dovrebbero proporre in sede di merito gli elementi fattuali concreti e misurabili che giustifichino una riduzione o esclusione della sanzione accessoria

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