Ordinanza n. 2410/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 6
per la riforma dell'ordinanza cautelare del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater) n. 2542/2026, resa tra le parti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: ordinanza cautelare del TAR Lazio che aveva accolto la domanda cautelare ai fini della sollecita fissazione dell'udienza di merito ex art. 55, comma 10, c.p.a., in relazione all'assegnazione del vincitore di concorso e alla clausola del bando sulle province di origine e residenza
Esito
Favorevole al resistente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La controversia riguarda la pretesa del candidato vincitore di concorso all'assegnazione nella provincia di origine e residenza, in connessione con l'art. 33, comma 5, della l. 104/1992. L'amministrazione ha contestato in appello cautelare la misura adottata dal TAR. Ai fini del fumus, il Consiglio di Stato ha rilevato, in via sommaria, che la disposizione non sembra attribuire al lavoratore un diritto soggettivo alla scelta della sede, poiché la locuzione "ove possibile" lascia all'amministrazione un margine di discrezionalità. Il Collegio ha inoltre considerato non irrilevante la mancata tempestiva impugnazione della clausola espressa del bando che precludeva l'assegnazione dei vincitori nelle province di origine e residenza.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha respinto l'appello cautelare. Quanto al fumus boni iuris, ha ritenuto prima facie non fondata o comunque non sufficientemente evidente la pretesa, sia perché l'art. 33, comma 5, l. 104/1992 non pare configurare un diritto soggettivo alla scelta della sede, sia per la possibile rilevanza della mancata tempestiva impugnazione della clausola del bando ostativa all'assegnazione nella provincia di origine e residenza. Quanto al periculum in mora, ha valorizzato il fatto che il TAR aveva già fissato l'udienza di merito a breve, per il 17 novembre 2026, ai sensi dell'art. 55, comma 10, c.p.a. Le spese della fase cautelare sono state integralmente compensate.
Norme richiamate
La disposizione non sembra attribuire al lavoratore un diritto soggettivo alla scelta della sede, lasciando all'amministrazione un ambito di discrezionalità.
La fissazione ravvicinata dell'udienza di merito, disposta dal TAR ai sensi della norma, è stata considerata rilevante ai fini dell'insussistenza del periculum cautelare.
Richiamato quale norma regolatrice dell'appello cautelare.
Massime di principio
- L'art. 33, comma 5, della l. 104/1992, nella parte in cui prevede la scelta della sede "ove possibile", non configura in capo al lavoratore un diritto soggettivo incondizionato alla scelta della sede, ma lascia all'amministrazione un margine di valutazione discrezionale circa la compatibilità della richiesta con le esigenze organizzative e di servizio.
- In sede cautelare, la mancata tempestiva impugnazione di una clausola espressa del bando può incidere sul fumus boni iuris della pretesa diretta a ottenere un'assegnazione incompatibile con quella clausola.
- La fissazione dell'udienza di merito a distanza di pochi mesi può escludere il periculum in mora necessario per concedere una misura cautelare, quando la prossimità della decisione di merito renda non attuale o non sufficientemente grave il pregiudizio allegato.
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