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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38477/2023 del 21/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza della Corte d'appello di Catanzaro che aveva riconosciuto la riparazione per ingiusta detenzione per 3 giorni, liquidata secondo il calcolo aritmetico (3 giorni x €235,87 = €943,48). Il ricorrente lamentava violazione di legge e vizio di motivazione per mancato adeguamento dell'indennizzo richiesto a titolo di danni ulteriori (all'attività imprenditoriale e alla reputazione professionale) a causa del clamore mediatico, documentato con articoli di stampa.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte di legittimità ha ritenuto infondato il motivo: la Corte d'appello ha correttamente applicato il parametro aritmetico come base di calcolo e ha motivato il rifiuto di incrementare l'indennizzo per mancanza di deduzioni e di prove circostanziate sui danni aggiuntivi. Gli articoli di stampa, genericamente prodotti, non sono stati ritenuti idonei a comprovare il nesso causale e l'entità del danno (strepitus fori non dimostrato). Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali; non è stata liquidata la spesa difensiva del Ministero per carenza di attività di difesa concreta.

Norme richiamate

  • art. 315, comma secondo, cod. proc. pen.

    Individua il tetto massimo dell'indennizzo per ingiusta detenzione: tale limite costituisce il vincolo inderogabile oltre il quale il giudice non può andare; il parametro aritmetico ricavato dalla giurisprudenza è solo una base di calcolo e non un obbligo inderogabile.

  • art. 303, comma quarto, lett. c), cod. proc. pen.

    Fissa il termine massimo della custodia cautelare usato dalla giurisprudenza per determinare il parametro aritmetico (espresso in giorni) che serve a determinare un'indennità giornaliera di riferimento.

  • art. 2043 cod. civ.

    Norma del diritto civile sul risarcimento del danno da fatto illecito: la Corte ricorda che l'istituto della riparazione per ingiusta detenzione è di natura processuale-penale e non consente al giudice della riparazione di liquidare i danni civilistici ex art. 2043; per tali danni occorre il giudizio civile.

Massime di principio

  • La liquidazione dell'indennizzo per ingiusta detenzione può partire dal parametro aritmetico giornaliero (giurisprudenziale), ma il giudice può aumentarlo o diminuirlo solo entro il tetto massimo previsto dalla legge; il tetto non può essere superato.
  • Per ottenere un incremento rispetto al calcolo "standard" il ricorrente deve allegare e provare, in modo circostanziato, l'esistenza di danni ulteriori (natura, entità, fattori causali) e il nesso causale con l'ingiusta detenzione; deduzioni generiche non sono sufficienti.
  • La sola produzione di articoli di stampa è in genere insufficiente a dimostrare danni alla reputazione o all'attività, salvo che sia provato uno strepitus fori significativo (diffusione ampia e notizia assertiva che abbia concretamente indotto convincimento di responsabilità).
  • Il giudice della riparazione conosce solo del diritto all'indennizzo e non può sostituirsi al giudice civile per la liquidazione dei danni da fatto illecito (art. 2043 c.c.).
  • Il mancato dettaglio probatorio sulle conseguenze subite espone il richiedente al rigetto della richiesta di maggiorazione e al pagamento delle spese processuali.

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