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Cassazione Penale, Ordinanza n. 22226/2026 del 16/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice)

La controversia

La persona condannata ricorreva per cassazione contro l'ordinanza della Corte d'appello di Bologna, in funzione di giudice dell'esecuzione, che aveva rigettato l'istanza ex art. 671 c.p.p. volta al riconoscimento della continuazione tra reati giudicati separatamente. Sosteneva che il giudice di merito avesse trascurato la giurisprudenza di legittimità sui criteri dell'unicità del disegno criminoso, ritenendo che la vicinanza sostanziale tra le condotte e il loro collegamento causale fossero sufficienti a fondare la continuazione. La Corte di cassazione ha però rilevato che il riconoscimento della continuazione richiede una verifica rigorosa e concreta della programmabilità, fin dall'origine, dei reati successivi, e ha ritenuto corretta la valutazione del giudice dell'esecuzione che aveva escluso l'unicità del disegno criminoso per l'eterogeneità dei reati, la distanza temporale e geografica tra i fatti e l'assenza di riscontri alla tesi difensiva sulla funzionalità delle minacce estorsive rispetto alla successiva condotta in materia di stupefacenti.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che l'ordinanza impugnata avesse applicato correttamente i principi sulla continuazione, motivando in modo congruo e non illogico l'esclusione dell'unicità del disegno criminoso. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende, per i profili di colpa connessi all'irritualità dell'impugnazione.

Norme richiamate

  • art. 671 c.p.p.

    Norma che disciplina il riconoscimento della continuazione in sede esecutiva; richiede una verifica rigorosa dell'unicità del disegno criminoso anche fuori dal giudizio di cognizione.

  • art. 81 c.p.

    Richiamato implicitamente come base sostanziale dell'istituto della continuazione, da applicare solo quando i reati successivi risultino programmati almeno nelle linee essenziali fin dal primo reato.

  • Corte cost. n. 186 del 2000

    Richiamata per fondare la condanna alla somma in favore della Cassa delle ammende in caso di impugnazione irrituale o colpevolmente inammissibile.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione, anche in sede esecutiva, presuppone una verifica concreta e rigorosa circa la preesistenza di un programma criminoso unitario al momento della commissione del primo reato.
  • L'omogeneità delle violazioni, il medesimo bene giuridico protetto e la contiguità spazio-temporale dei fatti sono soltanto indici sintomatici e non bastano, da soli, a dimostrare l'unicità del disegno criminoso.
  • Quando i reati sono commessi a distanza temporale significativa, può operare una presunzione contraria all'esistenza di un programma originario unitario, salvo prova specifica della programmabilità dei fatti successivi.
  • La valutazione sull'unicità o pluralità del disegno criminoso appartiene al giudice di merito ed è insindacabile in cassazione se sorretta da motivazione congrua, logica e priva di travisamenti di fatto.
  • La mera allegazione difensiva di un collegamento funzionale tra condotte diverse non è sufficiente se non trova riscontro nelle sentenze di merito o negli elementi oggettivi della vicenda.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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