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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43962/2022 del 18/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della conferma della custodia cautelare in carcere: 1) censura sull'utilizzabilità delle intercettazioni captate sull'utenza di Florio (autorizzate per reati di criminalità organizzata) ai fini della prova del reato di ricettazione (capo 8), per assenza di connessione qualificata ex art. 12 c.p.p.; 2) censura della qualificazione del concorso in estorsione (capo 9) per difetto di gravi indizi circa la consapevolezza e il contributo del Pappalardo alla richiesta estorsiva, essendo la sua condotta limitata a proporre la restituzione del veicolo a fronte di una ricompensa; 3) vizio di motivazione sulle esigenze cautelari, in particolare per omessa valutazione del tempo intercorso fra i fatti (2019) e l'adozione della misura

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso: ha ritenuto inutilizzabili, ai fini della prova della ricettazione (capo 8), le intercettazioni autorizzate per il reato di associazione mafiosa perché non sussiste una connessione qualificata ex art. 12 c.p.p.; ha inoltre ritenuto non provato, neanche indiziariamente, il concorso del Pappalardo nell'estorsione (capo 9), poiché mancano elementi concreti che dimostrino la sua consapevolezza che i coindagati avrebbero posto in essere una richiesta estorsiva. Per tali ragioni ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata e ordinato l'immediata scarcerazione del ricorrente (se non detenuto per altra causa). L'esame del motivo relativo alle esigenze cautelari è stato ritenuto superfluo in presenza dell'accoglimento degli altri motivi.

Norme richiamate

  • art. 416bis cod. pen.

    Reato per il quale erano state autorizzate le intercettazioni; la Corte sottolinea che captazioni autorizzate per associazione mafiosa non possono essere automaticamente utilizzate per reati diversi senza la connessione prevista dall'art. 12 c.p.p.

  • art. 416bis.1 cod. pen.

    Agggravante riferita agli estorti; citata nell'ambito delle fattispecie indagate tramite intercettazioni

  • art. 648 cod. pen.

    secondo periodo del primo comma dell'art. 648 cod. pen.

    Disciplina la ricettazione; la Corte osserva che, fuori dalle ipotesi indicate nel citato secondo periodo, per la ricettazione semplice non è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza, quindi non opera l'eccezione che permetterebbe l'utilizzo delle captazioni per reati non autorizzati

  • art. 270 cod. proc. pen.

    Prevede il divieto di utilizzazione delle captazioni per procedimenti diversi da quelli per i quali sono state autorizzate; la Cassazione richiama questo divieto e la necessità delle eccezioni delineate dalla giurisprudenza di legittimità

  • art. 12 cod. proc. pen.

    Stabilisce i presupposti della connessione tra reati che può consentire l'utilizzabilità delle captazioni: la lettera a) (concorso nel medesimo fatto) e la lettera b) (connessione oggettiva come concorso formale o reato continuato). La Corte ha escluso che nel caso concreto sussistano tali forme di connessione

  • art. 266 cod. proc. pen.

    Fissa i limiti di ammissibilità dei risultati delle captazioni; la sentenza richiama che l'utilizzabilità deve restare nei confini di tale disciplina

  • Sez. U., Sentenza "Cavallo" n. 51 del 28/11/2019

    Giurisprudenza di legittimità richiamata: chiarisce i limiti all'utilizzabilità delle intercettazioni autorizzate per un reato in procedimenti relativi a reati diversi, ammettendo l'utilizzo solo se sussiste connessione ai sensi dell'art. 12 o nei casi di indispensabilità legata all'arresto in flagranza

  • art. 292 comma 2 lett. c) cod. proc. pen.

    Norma richiamata dal ricorrente circa la prognosi di recidiva: la Corte osserva che la distanza temporale dai fatti rileva nella valutazione dell'attualità delle esigenze cautelari

  • DL 137/2020 art. 23 comma 8

    Previsione normativa che disciplina la trasmissione della requisitoria scritta del Pubblico Ministero; nella vicenda il PG ha trasmesso la sua requisitoria ai sensi di tale disposizione

Massime di principio

  • Le intercettazioni autorizzate per reati di criminalità organizzata non sono utilizzabili automaticamente per provare reati diversi: è necessaria una connessione qualificata ex art.12 c.p.p. o l'indispensabilità prevista per l'arresto in flagranza.
  • Nel caso di ricettazione "semplice", se l'imputazione è formulata in via autonoma (senza concorso con gli indagati per i quali le intercettazioni erano autorizzate), le captazioni autorizzate per altri reati non possono essere impiegate salvo i casi tassativamente previsti dalla legge e dalla giurisprudenza.
  • Per affermare il concorso in estorsione è richiesto un elemento indiziario concreto della consapevolezza e del contributo al disegno estorsivo; mere congetture basate sulla "caratura criminale" degli interlocutori non sono sufficienti.
  • La sussistenza e l'attualità delle esigenze cautelari devono essere motivate anche alla luce del tempo trascorso dai fatti (art. 292 c.p.p.); l'omessa valutazione del decorso temporale può incidere sulla legittimità della misura.
  • Quando le prove fondamentali si rivelano inutilizzabili e mancano gravi indizi per i reati contestati, la cassazione può annullare senza rinvio l'ordinanza di custodia e disporre la scarcerazione.

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