Cassazione Penale, Sentenza n. 16070/2024 del 17/04/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato l'istanza di riesame avverso il decreto di convalida del sequestro probatorio disposto dal P.M. nei confronti della ricorrente, indagata per detenzione ai fini di vendita di merce con marchi contraffatti. Il ricorso denunciava: 1) mancanza o mera apparenza della motivazione relativa alla declaratoria di nullità del decreto di convalida (presunta motivazione apparente); 2) mancato e insufficiente esame del fumus del reato (art. 474 c.p.) e mancata risposta al rilievo difensivo circa l'assenza di marchio sui prodotti sequestrati; 3) ingiustificato mantenimento in sequestro di tutto il compendio anziché del solo campionamento, senza spiegare l'indispensabilità del vincolo esteso.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza delle doglianze. Ha ritenuto che l'ordinanza del Tribunale di Catania contenesse un percorso argomentativo completo e concreto: il sequestro operato dalla Guardia di Finanza di oltre 60.000 oggetti riproducenti famosi marchi richiedeva accertamenti per verificare la contraffazione, anche in assenza di licenze o documentazione di provenienza; il sequestro probatorio è legittimo in fase di indagine anche quando la qualificazione giuridica dell'evento sia discutibile o suscettibile di diversa configurazione; il mantenimento in sequestro dell'intero compendio è giustificato dall'ipotetica illiceità intrinseca della merce e dalla previsione di confisca obbligatoria (art. 240, comma 2, n. 2 c.p.) in caso di riscontro positivo. Il campionamento eseguito serve solo a garantire la pronta disponibilità di esemplari per le indagini. Condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
Riferimento alla fattispecie contestata (contraffazione/marchi): la corte ha ritenuto che la sussistenza del fumus poteva essere verificata mediante sequestro probatorio e che la fase di indagine ammette una certa fluidità nella qualificazione giuridica.
Richiamato unitamente ad altre norme come parte delle imputazioni relative alla gestione di merce illecita; la corte non ha ritenuto necessario definire definitivamente la qualificazione in questa sede.
Citato come possibile diversa qualificazione dei fatti; la sentenza sottolinea che il sequestro probatorio è legittimo anche quando la riconducibilità ad una specifica fattispecie è discutibile.
Centrale nella censura difensiva relativa alla motivazione del decreto di convalida; la Corte ha ritenuto che il requisito motivazionale richiesto fosse soddisfatto dall'ordinanza impugnata, che ha esposto le ragioni della necessità degli accertamenti.
Richiamato a giustificazione del mantenimento del sequestro sull'intero compendio, posto che in caso di riscontro positivo è prevista la confisca obbligatoria di tale merce.
Massime di principio
- Il sequestro probatorio in fase di indagini preliminari è legittimo quando è necessario per accertare il fumus e l'effettiva natura degli elementi materiali, anche se la qualificazione giuridica è ancora discutibile.
- La Cassazione interviene contro ordinanze di sequestro solo per vizi di legge o per carenze motivazionali radicali: è quindi cruciale che il giudice descriva le ragioni minime di coerenza, completezza e ragionevolezza.
- La contestazione sulla 'mancanza di marchio' o su elementi fattuali richiede normalmente approfondimenti probatori (esame dei campioni, accertamenti tecnici) e non può essere risolta in sede di sindacato sommario se il provvedimento ha adeguata motivazione.
- Il mantenimento in sequestro dell'intero stock può essere giustificato dall'alta probabilità di confisca obbligatoria e dall'esigenza di preservare l'oggetto della prova; il campionamento non sempre è sufficiente per tutte le finalità probatorie.
- Per chi impugna: le critiche esclusivamente valutative o basate su esigenze di approfondimento probatorio hanno scarse probabilità di successo in Cassazione se l'ordinanza impugnata ha fornito un percorso argomentativo minimo ma concreto.
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