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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15941/2024 del 17/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Bana Bashar ha impugnato l'ordinanza che ha rigettato la richiesta di revoca o di sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari (anche con braccialetto elettronico). La difesa ha sostenuto carenza di motivazione e che il decorso del tempo e la riduzione della pena (concordato in appello) avrebbero affievolito le esigenze cautelari. Il provvedimento impugnato aveva confermato la custodia in carcere per fatti di associazione finalizzata al narcotraffico e numerosi reati fine, ritenendo sussistere il pericolo concreto e attuale di reiterazione, anche alla luce di precedenti specifici e di un recente arresto, nonché dell'assenza di elementi concreti forniti dalla difesa a superare la presunzione di adeguatezza del carcere.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. Ha ritenuto congrua e coerente la motivazione del Tribunale che ha applicato la doppia presunzione di cui all'art. 275, comma 3, c.p.p. (per i reati di cui all'art. 74 DPR 309/1990): presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari e presunzione di adeguatezza della custodia in carcere. La Corte ha osservato che il mero decorso del tempo e la riduzione della pena non sono di per sé idonei ad attenuare tali esigenze; solo fatti nuovi e specifici (es. recesso dal gruppo, ravvedimento concreto, prova della rescissione del vincolo associativo o mutamento in melius del quadro indiziario) possono vincere la presunzione. Condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di Euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    Per i reati di cui all'art. 74 DPR 309/1990 opera una doppia presunzione relativa: sussistenza delle esigenze cautelari e adeguatezza della sola misura della custodia cautelare in carcere; tale presunzione permane anche nelle successive vicende e può essere vinta solo con specifici elementi di fatto che dimostrino un mutamento reale del quadro cautelare.

  • art. 74, d.p.r. 309/1990 (Testo Unico stupefacenti)

    Delitto grave di traffico di sostanze stupefacenti che, ai fini cautelari, attiva la presunzione rafforzata di cui all'art. 275, comma 3, c.p.p., giustificando una più rigorosa valutazione delle richieste di misure meno afflittive.

  • Giurisprudenza della Cassazione (es. sez. 4 n. 34786/2014 Morabito; sez. 1 n. 82/2015 Sorgenti; sez. 3 n. 23367/2015 Marzoli)

    Costante orientamento secondo cui il mero decorso del tempo non basta ad attenuare le esigenze cautelari; per superare la presunzione occorrono fatti nuovi e specifici quali lo scioglimento del gruppo, il recesso individuale o altre prove di ravvedimento e cessazione dell'attività criminosa.

Massime di principio

  • Per reati di stupefacenti ai sensi dell'art. 74 DPR 309/1990 vige una presunzione rafforzata che rende più difficile ottenere la sostituzione della custodia in carcere con una misura meno afflittiva.
  • Il decorso del tempo o la riduzione della pena non sono di per sé sufficienti a dimostrare l'affievolimento delle esigenze cautelari; è necessario allegare e provare fatti nuovi concreti che mostrino un mutamento in melius del quadro indiziario.
  • L'onere di prova grava sulla difesa: deve fornire elementi specifici e verificabili (es. cessazione della partecipazione all'associazione, reale ravvedimento, stabile lavoro lecita e documentabile, mancata reiterazione) per vincere la presunzione di adeguatezza del carcere.
  • Recenti arresti, precedenti penali specifici e il ruolo attivo nell'illecita attività (es. pusher) aggravano la valutazione cautelare e giustificano la permanenza della misura carceraria.
  • La motivazione del giudice deve confrontarsi con i rilievi difensivi e con il quadro processuale; tuttavia, se essa richiama giurisprudenza consolidata e indica elementi concreti che giustificano la misura, il sindacato in cassazione è limitato e il ricorso rischia l'inammissibilità.

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