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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15943/2024 del 17/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente impugnava la conferma della condanna per il delitto di cui all'art. 10-ter, d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, sostenendo contraddittorietà e illogicità della motivazione: a suo dire la Corte non avrebbe valutato elementi decisivi che dimostravano l'impossibilità di adempiere al debito IVA (inconsistenza patrimoniale e reddituale della società "Michela Costruzioni s.r.l.", imprevedibilità e inevitabilità della crisi di liquidità per cause non imputabili alla gestione, inadempimento contrattuale della Repubblica del Gambia con mancato pagamento di fatture per circa 1,5 milioni, ritardi negli incassi per lavori di ristrutturazione), nonché le iniziative poste in essere per il recupero dei crediti (decreto ingiuntivo n. 1872/2014 per 2,2 milioni, ricorso al ceto bancario). Inoltre contestava l'erronea applicazione dell'art. 62-bis c.p. e la carenza di motivazione sul diniego delle circostanze attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo di ricorso, rilevando che la Corte di appello non ha esaminato e motivato specificamente i fatti e le prove poste a sostegno dell'impossibilità di adempiere e della mancanza di imputabilità/ dolo. Poiché tali argomentazioni erano state ripetute anche in primo grado e mai valutate, la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio alla Corte di appello di Perugia. Il secondo motivo (riguardante l'art. 62-bis e le attenuanti generiche) è stato assorbito dalla decisione sul primo motivo.

Norme richiamate

  • art. 10-ter, d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74

    La Corte ha implicitamente richiamato la necessità che, nella valutazione della responsabilità per i reati tributari, vengano esaminate le circostanze fattuali idonee a incidere sull'imputabilità o sul dolo (es. impossibilità di adempiere per cause esterne); l'omessa valutazione di tali elementi rende la motivazione insufficiente.

  • art. 62-bis cod. pen.

    La questione circa la corretta applicazione della causa di non punibilità o delle attenuanti previste dall'art. 62-bis è stata considerata assorbita dalla decisione sul primo motivo: la Corte di Cassazione non si è pronunciata nel merito, avendo disposto il rinvio perché mancava la previa e specifica valutazione degli elementi fattuali rilevanti.

Massime di principio

  • Quando l'imputato allega impossibilità oggettiva di adempiere (es. mancati pagamenti da committenti esteri, crisi di liquidità imprevedibile) e produce prove concrete, il giudice deve valutare e motivare espressamente tali elementi; la mera enunciazione dei fatti senza valutazione specifica è insufficiente.
  • La carenza di motivazione su questioni decisive relative all'imputabilità o al dolo può determinare l'annullamento della sentenza e il rinvio per nuovo giudizio.
  • Le iniziative poste in essere per il recupero dei crediti (decreti ingiuntivi, tentativi con il ceto bancario, ecc.) sono elementi che possono incidere sulla valutazione della colpevolezza e vanno valutati nel complesso probatorio.
  • Le contestazioni sulla corretta applicazione delle cause di non punibilità o delle attenuanti devono essere affrontate e motivate separatamente; se non lo sono, la Cassazione può disporre il rinvio perché la questione sia riesaminata in luce di una motivazione completa.
  • Il rinvio a diversa Corte d'appello può essere disposto quando sia necessario un nuovo esame imparziale di fatti non adeguatamente valutati dagli organi che hanno emesso le precedenti decisioni.

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