Cassazione Penale, Sentenza n. 11235/2022 del 28/03/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Perrone impugna la conferma della condanna per estorsione aggravata, lesioni aggravate e violenza privata, deducendo violazioni processuali e di diritto: omessa rinnovazione istruttoria e mancata ammissione della prova contraria (consulenza e altri mezzi), violazione del diritto di difesa e del contraddittorio, errata valutazione della credibilità della persona offesa (Di Franco) e errata qualificazione giuridica del fatto (sostiene che la condotta debba essere riqualificata come esercizio arbitrario delle proprie ragioni ai sensi dell'art. 393 c.p. o comunque come forma tentata o di desistenza), nonché vizio nella valutazione delle attenuanti e del trattamento sanzionatorio.
La decisione
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso in relazione alla qualificazione del capo B): riconosce che la condotta di Perrone va riqualificata quale concorso nell'esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393 c.p.) e non come estorsione, perché Perrone era terzo intervenuto per tutelare le ragioni del Mottola e non mirava a un profitto proprio. Tuttavia, tutti i reati (compresi lesioni e violenza privata) sono dichiarati estinti per prescrizione (termine maturato il 13/08/2021); conseguentemente la sentenza impugnata è annullata senza rinvio agli effetti penali per prescrizione. Sull'azione civile la Corte conferma le statuizioni civili (confermata la condanna generica al risarcimento), in applicazione del controllo limitato sugli effetti civili previsto dalla giurisprudenza e dalla normativa richiamata.
Norme richiamate
Norma richiamata per la riqualificazione della condotta come esercizio arbitrario delle proprie ragioni; la Corte la applica per ritenere che il terzo (Perrone) agisse per tutelare un diritto altrui in buona fede senza fine di profitto personale.
Norma che disciplina l'estorsione; inizialmente contestata in capo all'imputato, la Corte ha valutato se i requisiti soggettivi dell'estorsione fossero sussistenti e ha escluso tale qualificazione in favore dell'art. 393.
art. 129, comma 1, cod. proc. pen.
Richiamato in relazione alla declaratoria di estinzione del reato per prescrizione; la Corte dichiara la causa di non punibilità per intervenuta prescrizione.
Richiamato (testo indica l'obbligo del giudice di pronunciarsi sugli effetti civili in caso di estinzione del reato per prescrizione); la Corte esercita la cognizione limitata sugli aspetti civili confermando la statuizione risarcitoria.
art. 6 Cedu e art. 117 Cost.
Richiamate a supporto delle doglianze difensive sul diritto al giusto processo e al contraddittorio; la Corte valuta l'ammissibilità e la discrezionalità dell'integrazione probatoria in appello, ritenendo che la Corte territoriale abbia comunque garantito la controprova con la consulenza di parte acquisita.
Massime di principio
- Distinzione estorsione vs esercizio arbitrario delle proprie ragioni: occorre valutare l'elemento soggettivo; se l'agente (o il terzo) agisce nella convinzione, anche se erronea ma ragionevole, di tutelare un diritto (proprio o altrui), la fattispecie più adeguata può essere l'art. 393 c.p.; se invece l'agente mira a ottenere un profitto che sa non spettargli, si configura l'estorsione (art. 629 c.p.).
- Ruolo del terzo: il terzo che interviene per conto di un presunto titolare del diritto può essere escluso dalla fattispecie estorsiva se agisce unicamente per esercitare la pretesa del titolare e senza finalità di profitto personale; la prova dell'incarico e della mancanza di interesse personale è decisiva.
- Prove e contraddittorio in appello (giudizio abbreviato): l'integrazione probatoria in appello non è un diritto assoluto ma rimessa alla discrezionalità del giudice secondo l'indispensabilità; l'acquisizione di una consulenza di parte può essere ritenuta sufficiente se il giudice ritiene di aver garantito il contraddittorio e la possibilità di controprove.
- Autenticità del documento civile non sempre determinante per la qualificazione penale: la verifica della genuinità di scritture private rileva se incide sulla sussistenza di una pretesa giudizialmente tutelabile, ma la posizione di un terzo intervenuto può rendere irrilevante tale accertamento ai fini della qualificazione del reato.
- Effetti della prescrizione: la declaratoria di estinzione del reato per prescrizione determina l'annullamento degli effetti penali, ma non impedisce al giudice dell'impugnazione di decidere sugli effetti civili, nei limiti stabiliti dalla giurisprudenza; la formula assolutoria prevale sulla dichiarazione di prescrizione solo in casi di manifesta innocenza o totale assenza della prova di colpevolezza.
- Valutazione della credibilità: la Corte può fondare la propria decisione su convergenza di più riscontri (ammissioni parziali, referti medici, dichiarazioni di terzi) ma tale valutazione va sempre correlata al contesto fattuale e alle conseguenze sulla qualificazione giuridica del fatto.
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