Cassazione Penale, Sentenza n. 11040/2022 del 28/03/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per revisione della condanna definitiva (sentenza del Tribunale di Monza del 18/10/2018, irrevocabile 07/01/2019) basato su tre censuri principali: 1) omissione di assunzione di prove decisive (consulenza antropometrica della difesa, testimonianza della madre Avroian Zenovia e mancanza dei filmati di videosorveglianza) considerate idonee a dimostrare l'innocenza; 2) manifesta contraddittorietà e illogicità nella valutazione della prova dichiarativa (esame di Mihali Monica, fidanzata dell'imputato) in relazione alla geolocalizzazione del suo luogo di lavoro e alla determinazione dei tempi di spostamento; 3) violazione di legge per mancata acquisizione della prova diretta che identifica l'imputato (le riprese delle telecamere), necessaria per l'attribuzione dei reati.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte di cassazione ha ritenuto che l'istituto della revisione richiede elementi nuovi e tali da dimostrare, se accertati, l'insussistenza della responsabilità penale ai sensi degli artt. 529-531 c.p.p.; le prove dedotte dal ricorrente non sono state considerate 'nuove' o idonee a travolgere il giudicato. In particolare: la testimonianza della fidanzata è stata valutata dalla Corte d'appello come tardiva, generica e contraddittoria e quindi non credibile; la consulenza antropometrica è stata ritenuta non nuova in quanto mirava a rimettere in discussione elementi di identificazione già trattati nel processo e, quindi, deducibile nel giudizio di merito; la testimonianza della madre è stata considerata incapace di fornire elementi decisivi; l'assenza in atti dei filmati di videosorveglianza non è stata ritenuta decisiva poiché il materiale era già stato esaminato in dibattimento e la giurisprudenza ammette che la sentenza non sia nulla per dispersione di documenti non ricostituiti quando la prova era stata adeguatamente vagliata. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 637 cod. proc. pen.
Richiamato per individuare la natura procedurale della sentenza impugnata (sentenza pronunciata ai sensi dell'art. 637 c.p.p.).
artt. 110, 624-bis, 648 cod. pen.; 2 e 4 legge n. 895/1967
Norme sostanziali relative ai reati per i quali Avroian è stato condannato (concorso di persone, ricettazione/appropriazione di beni e disposizioni relative a specifiche fattispecie previste dalla legge 895/1967).
art. 606, comma 1, lett. d) ed e), cod. proc. pen.
Criteri di impugnazione valutati (vizi di motivazione per omessa assunzione di prova decisiva e per illogicità/contraddittorietà della motivazione) usati come riferimento per censurare la decisione della Corte d'appello.
art. 495, comma 2, cod. proc. pen.
Richiamato in relazione alle doglianze sulla mancata assunzione di prove nel corso del procedimento.
art. 630 cod. proc. pen.
Definizione delle prove nuove rilevanti ai fini della revisione: elementi che, se accertati, possono far prosciogliere il condannato.
art. 631 cod. proc. pen.
Norma che disciplina i requisiti formali e sostanziali dell'istanza di revisione e l'esigenza che gli elementi dedotti dimostrino la necessità del proscioglimento.
artt. 529, 530, 531 cod. proc. pen.
Riferimento agli articoli che disciplinano l'accertamento della non colpevolezza o degli istituti che comportano la revisione della sentenza nel caso emergano elementi che determinano il proscioglimento.
art. 24 Cost.
Richiamata per sottolineare il valore costituzionale della tutela dell'innocente e la ratio dell'istituto della revisione.
Massime di principio
- La revisione è uno strumento straordinario: ammessa solo per elementi nuovi, non per ricostruzioni o rivalutazioni di prove già disponibili nel processo originario.
- Una consulenza tecnica o perizia è 'nuova' solo se introduce elementi estranei e non deducibili nel giudizio definito; perizie che mirano a ribattere o rianalizzare questioni già trattate sono normalmente inammissibili in revisione.
- Testimonianze tardive, generiche, contraddittorie o introdotte molti anni dopo i fatti sono frequentemente ritenute inidonee a fondare la revisione se non corroborate da ulteriori elementi oggettivi.
- L'assenza materiale di documenti nel fascicolo (es. filmati) non determina automaticamente la nullità della sentenza quando il contenuto era stato comunque esaminato e valutato in dibattimento o quando la loro dispersione non è imputabile a inadempienza che comprometta il contraddittorio.
- Il giudice della revisione valuta esclusivamente l'idoneità dei nuovi elementi a determinare, se accertati, il proscioglimento ai sensi degli artt. 529-531 c.p.p.; non si procede a una generalizzata riapertura del processo per tutti gli aspetti già decisi.
- Quando l'identificazione del reo si fonda su riconoscimenti diretti da parte di testimoni o operanti che hanno avuto contatto fisico, perizie fotografiche o antropometriche di confronto possono essere ritenute superflue e non sufficienti, da sole, a sovvertire il giudicato.
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