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Cassazione Penale, Ordinanza n. 38056/2025 del 24/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di appello che, in conferma della decisione di primo grado, lo aveva ritenuto responsabile del furto di energia elettrica. Ha dedotto, in sintesi: 1) erronea applicazione della legge penale e vizi processuali, lamentando che i giudici di merito avessero fondato l'affermazione di responsabilità sulle dichiarazioni rese da un coindagato, in asserita violazione delle regole sull'utilizzabilità della prova dichiarativa e senza riscontri individualizzanti; 2) erronea applicazione dell'aggravante prevista per il fatto commesso su cosa destinata a pubblico servizio, contestando che l'energia elettrica possa essere qualificata in tal modo ai fini dell'art. 625 c.p.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che, in presenza di doppia conforme, la motivazione delle sentenze di merito vada letta unitariamente e che, nel caso concreto, la Corte di appello e il Tribunale avessero fornito una motivazione congrua, logica e priva di vizi, fondata non sulle sole dichiarazioni del coindagato ma su elementi oggettivi emersi dal sopralluogo, idonei a dimostrare il coinvolgimento dell'imputato nell'allaccio abusivo dell'energia elettrica. Quanto all'aggravante, ha confermato che l'energia elettrica è bene destinato a pubblico servizio, sicché corretta era la sua applicazione. Ne è conseguita la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 187 c.p.p.

    richiamato dalla difesa nel motivo di ricorso come norma asseritamente violata in tema di utilizzazione della prova e del materiale probatorio.

  • art. 125 c.p.p.

    richiamato dalla difesa nel motivo di ricorso come parametro della motivazione della sentenza.

  • art. 525 c.p.p.

    richiamato dalla difesa nel motivo di ricorso come norma processuale asseritamente violata.

  • art. 63 c.p.p.

    invocato dalla difesa per sostenere l'inutilizzabilità o comunque la non corretta utilizzazione delle dichiarazioni rese dal coindagato.

  • art. 625, commi 2 e 7 c.p.

    norma richiamata nel ricorso in relazione alla qualificazione del furto aggravato contestato.

  • art. 625, comma 1, n. 7 c.p.

    aggravante confermata dalla Corte perché l'energia elettrica è considerata bene destinato a pubblico servizio.

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità, la doglianza che investe in realtà la ricostruzione del fatto e la valutazione delle prove è inammissibile quando la motivazione della sentenza di merito sia congrua, logica e sorretta da elementi di conferma.
  • In caso di doppia conforme di condanna, le sentenze di primo e di secondo grado vanno lette come un unico complesso motivazionale, sicché la verifica di legittimità riguarda l'insieme delle argomentazioni rese dai giudici di merito.
  • La responsabilità per furto di energia elettrica può essere desunta da elementi oggettivi e circostanziali, quali la disponibilità dell'immobile, l'apertura del locale da parte dell'imputato e la presenza di un allaccio abusivo collegato al misuratore, anche a prescindere dalle sole dichiarazioni del coindagato.
  • Ai fini dell'aggravante di cui all'art. 625 c.p., l'energia elettrica è bene destinato a pubblico servizio.
  • Quando il ricorso si limita a contestazioni di merito mascherate da vizi di legittimità e non evidenzia reali illogicità o violazioni di legge, la Corte di cassazione deve dichiararlo inammissibile.

Come è indicizzato

MaterieFurtoImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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