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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28660/2022 del 20/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza che lo ha ritenuto responsabile del delitto di tentato furto in abitazione (art. 624-bis c.p.), sostenendo di essersi introdotto nei locali di un'azienda agricola credendoli esclusivamente luogo di lavoro e non avendo consapevolezza che parte dell'azienda fosse adibita a privata dimora del padre della persona offesa e della vittima. Contesta dunque la configurabilità del furto in pertinenza di privata dimora.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la valutazione dei giudici di merito che avevano accertato l'esistenza di una dimora stabile all'interno dell'azienda agricola e la condotta del ricorrente come furto in pertinenza di privata dimora. La Cassazione ha ritenuto inammissibile l'appello poiché le deduzioni del ricorrente si fondavano su valutazioni ipotetiche e su rilegittimazione di fatti di merito, consentita solo in presenza di travisamento della prova o manifesta illogicità. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000 a favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 624-bis cod. pen.

    La norma è stata interpretata nel senso che integra il reato la sottrazione di una bicicletta dalle pertinenze di una privata dimora; nella nozione di privata dimora rientrano i luoghi in cui si svolgono non occasionalmente atti della vita privata e non accessibili al pubblico, compresi locali annessi ad attività lavorative se effettivamente destinati anche a residenza privata.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per l'obbligo di condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e per la possibilità di irrogare una somma a titolo di ammenda a seguito della declaratoria di inammissibilità del ricorso.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (es. Sez. U, n. 31345 del 23/3/2017 e altre pronunce citate)

    Consolidata interpretazione secondo cui la nozione di privata dimora comprende anche locali annessi ad attività lavorative quando vi si svolgono in modo stabile atti della vita privata; la Cassazione sottolinea altresì il limite del sindacato di legittimità sulla valutazione di fatto, che non può riformare liberamente le ricostruzioni dei giudici di merito se non in presenza di travisamento della prova o manifesta illogicità.

Massime di principio

  • Il furto commesso nelle pertinenze di una privata dimora (anche se locate in locali annessi a luoghi di lavoro) può integrare l'art. 624-bis c.p. se dalle circostanze emerge una dimora stabile e non occasionale.
  • La consapevolezza da parte dell'autore circa la destinazione ad abitazione dei luoghi è valutata in concreto dal giudice di merito: elementi come tempo di permanenza, comportamento e contesto possono far ritenere acquisita tale consapevolezza.
  • In Cassazione non è ammessa la rinnovazione o la rielaborazione delle valutazioni di fatto già compiute dal giudice del merito, salvo che emergano travisamento della prova o manifesta illogicità nella motivazione.
  • La mera asserzione difensiva di ignoranza dello stato dei luoghi, senza specifiche e concrete allegazioni o prova che dimostrino il travisamento, è generalmente insufficiente a superare la valutazione di merito.
  • Il ricorso inammissibile può comportare la condanna alle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., l'obbligo di versare una somma alla cassa delle ammende se sussistono profili di colpa nella proposizione del ricorso.

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