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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21628/2026 del 11/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente denunciava un errore di fatto per omissione di considerazione della memoria difensiva con la quale si chiedeva l'estensione al ricorrente dell'attenuante della lievità (art. 62 n.4 cod. pen.) già riconosciuta al coimputato Cantar. Sosteneva che, essendo la circostanza di natura oggettiva, ai sensi degli artt. 59 e 70 cod. pen., essa dovesse estendersi anche ai concorrenti nel medesimo fatto; l'omessa valutazione della memoria e la mancata motivazione su questo punto costituivano una svista percettiva rilevante ai fini dell'art. 625-bis cod. proc. pen.

La decisione

La Corte ha ritenuto fondato il ricorso per errore di fatto: ha rilevato l'oggettiva omissione di esame della memoria difensiva (svista materiale) che conteneva la questione specifica dell'estensione dell'attenuante oggettiva. Perciò ha revocato il precedente provvedimento di questa Corte e ha annullato la sentenza della Corte d'appello nella parte relativa all'estensione dell'attenuante, rinviando ad altra Sezione della Corte d'appello di Roma per verificare i presupposti di estensione (art. 587 cod. proc. pen.) e per la rideterminazione del trattamento sanzionatorio. La condanna di merito, salvo quanto richiesto per l'estensione dell'attenuante, non è stata decisa in questa sede.

Norme richiamate

  • art. 62 n. 4 cod. pen.

    Riconosciuta come circostanza attenuante di "lievità del fatto" la cui natura oggettiva può, in linea di principio, consentirne l'estensione ai concorrenti nel reato se ne ricorrono i presupposti.

  • artt. 70 e 59 cod. pen.

    Richiamati come disciplina generale per l'estensione delle circostanze ai concorrenti; la Corte indica che, se la circostanza non è personale, può estendersi secondo tali disposizioni.

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    Individua il rimedio per l'errore di fatto in cassazione: errore percettivo dovuto a svista che abbia avuto influenza decisiva sulla decisione; applicato perché la mancata disamina della memoria era immediatamente e oggettivamente rilevabile.

  • art. 587 cod. proc. pen.

    Richiamato come norma che disciplina i presupposti per l'estensione al ricorrente della circostanza riconosciuta al correo; la verifica spetta al giudice del rinvio, che deve valutare gli elementi di fatto e rideterminare la pena.

Massime di principio

  • Se una circostanza attenuante è di natura oggettiva (non personale), il suo riconoscimento a un coimputato può legittimare la richiesta di estensione agli altri concorrenti secondo gli artt. 59 e 70 cod. pen.; la valutazione concreta spetta al giudice competente.
  • L'omessa disamina di una memoria o di un motivo di ricorso può costituire errore di fatto ai sensi dell'art. 625-bis solo quando l'omissione sia una svista materiale immediatamente e oggettivamente rilevabile e abbia potuto influire sulla decisione.
  • La Corte di legittimità non può rideterminare la pena quando sono necessarie valutazioni discrezionali di fatto: in caso di errore si provvede all'annullamento parziale e al rinvio ad altra sezione del giudice di merito per la nuova valutazione e la rideterminazione del trattamento sanzionatorio.
  • La mera incompatibilità del motivo con la ratio decidendi non equivale automaticamente a errore di fatto; occorre distinguere tra omissione apparente (assorbibile nella motivazione) e omissione oggettiva dovuta a svista percettiva.
  • In procedura, quando si invoca l'estensione di una circostanza riconosciuta a un coimputato, il giudice del rinvio deve verificare i presupposti processuali e fattuali (art. 587 c.p.p.) prima di estendere l'attenuante e ricalcolare la pena.

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