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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19455/2022 del 18/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Benevento che aveva confermato il decreto di convalida del Pubblico Ministero relativo al sequestro probatorio di 46 kg di carne dalla macelleria gestita dal Calandini, contestando: a) la mancanza di autonoma valutazione delle finalità probatorie da parte del giudice del riesame (si sarebbe limitato a recepire il verbale della PG); b) l'estensione della convalida anche alla lett. d) dell'art. 5 L.283/1962 quando la PG aveva indicato solo la lett. b); c) insufficiente indicazione della condotta penalmente rilevante nel decreto di convalida (violazione del diritto di difesa); d) insussistenza del fumus commissi delicti, dato che l'ASL non aveva eseguito campionamenti/tamponi e il ricorrente avrebbe subito ripristinato le condizioni igienico-sanitarie; e) violazione del principio di proporzionalità per l'apprensione indiscriminata di 46 kg di carne; f) richiesta di annullamento dell'ordinanza e acquisizione degli atti di sequestro e convalida.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e alla somma di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende. La Corte ha ritenuto infondati i motivi di ricorso: ha affermato che il requisito dell'autonoma valutazione non si applica al decreto di sequestro probatorio emesso o convalidato dal Pubblico Ministero (che può richiamare il verbale della polizia giudiziaria), che il PM o il giudice che convalida possono qualificare diversamente il fatto rispetto a quanto riportato dalla PG (quindi legittima l'estensione alla lett. d)), che la verifica del fumus per il sequestro probatorio richiede solo l'idoneità degli elementi a rendere utili ulteriori indagini e non un giudizio di merito sulla fondatezza dell'accusa, e che le censure sulla proporzionalità e sulla motivazione si risolvevano in doglianze di merito non sindacabili in cassazione nei limiti di legge. Inoltre la Corte ha osservato che il ricorrente non aveva allegato il decreto di convalida nel ricorso, rendendo insufficiente la sua doglianza circa la mancata indicazione delle finalità probatorie.

Norme richiamate

  • art. 5 L. 283/1962

    Norma sulla tutela igienico‑sanitaria degli alimenti; lett. b) e d) sono state richiamate come possibili qualificazioni del comportamento (detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione e insudiciati/alterati). La Corte ha ritenuto legittima la qualificazione operata dal PM anche se diversa da quella indicata dalla PG.

  • art. 355 c.p.p.

    Previsione della possibilità per il Pubblico Ministero di convalidare il sequestro eseguito dalla polizia giudiziaria; la Corte ha sottolineato che, trattandosi di sequestro probatorio, la convalida è competenza del PM e non richiede autonoma valutazione rispetto al verbale della PG.

  • art. 327 c.p.p.

    Attribuisce al Pubblico Ministero il ruolo di dirigente delle indagini e direzione della polizia giudiziaria; la Corte lo ha richiamato per giustificare la possibilità del PM di recepire gli esiti delle indagini da lui dirette.

  • art. 309 c.p.p.

    Regola i provvedimenti relativi alle misure cautelari; la riforma e le disposizioni citate sono state richiamate per delineare i limiti del potere di annullamento del giudice. La Corte ha pure richiamato la possibilità di integrazione della motivazione ai sensi dell'art. 309 ove presente richiamo nel verbale di sequestro.

  • art. 324 c.p.p., comma 7

    Rinvio utilizzato per estendere talune disposizioni al riesame dei sequestri reali; la Corte ha richiamato la giurisprudenza sulle modalità di applicazione ai diversi tipi di sequestro.

  • art. 325 c.p.p.

    Limita il ricorso per cassazione avverso i provvedimenti di sequestro ai soli vizi di violazione di legge; la Corte ha richiamato tale limite per escludere il sindacato di merito sulle valutazioni motivazionali e probatorie del riesame.

  • Legge 8 aprile 2015, n. 47

    Modifiche normative citate (in particolare riguardo al potere di annullamento del tribunale) e richiamate dalla Corte nel quadro giurisprudenziale relativo al riesame delle misure cautelari e dei sequestri.

Massime di principio

  • Il sequestro probatorio convalidato o disposto dal Pubblico Ministero non è soggetto all'obbligo di "autonoma valutazione" di cui può invece necessitare un giudice terzo: il PM può legittimamente richiamare il verbale della polizia giudiziaria nelle motivazioni.
  • Il giudice che convalida o il PM stesso possono attribuire al fatto una qualificazione giuridica diversa da quella inizialmente indicata dalla polizia giudiziaria, purché l'oggetto del vincolo sia pertinente alla fattispecie astratta del reato ipotizzato.
  • Per il sequestro probatorio è sufficiente l'idoneità degli elementi emersi nella denuncia/verbale a rendere utili ulteriori indagini: non è richiesta una valutazione di merito sulla fondatezza dell'accusa (fumus commissi delicti inteso in senso minimo/astratto).
  • Le censure che si limitano a contestare la valutazione dello stato di conservazione degli alimenti o altri aspetti di fatto sono, in gran parte, doglianze di merito non sindacabili in cassazione se il ricorso non versa motivi di diritto specifici.
  • Il principio di proporzionalità può essere invocato contro sequestri estesi, ma chi lo deduce deve indicare concretamente perché il campionamento sarebbe stato sufficiente; la mancata specificazione rende la censura generica.
  • In sede di cassazione è necessario allegare gli atti decisivi che si contestano (es. decreto di convalida); l'assenza di tali documenti può rendere il ricorso inammissibile o privo di autosufficienza.

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