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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9971/2023 del 09/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza di secondo grado che li ha condannati per furto (ventuno batterie navali e una morsa) commesso il 20 agosto 2015 nell'arsenale militare di Taranto, nonché per reati connessi (introduzione clandestina in luogo militare, violazione dei sigilli del veicolo usato, evasione dagli arresti domiciliari per Massaro). De Mitri: censura la sussistenza del dolo specifico del furto (le batterie sarebbero "esauste" e prive di valore), lamenta vizi motivazionali e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità (art. 131-bis c.p.). Cantoro: contesta la sussistenza del suo concorso nel reato, deducendo assenza di prove certe e che i contatti telefonici non dimostrerebbero presenza o partecipazione. Massaro: lamenta omissione di acquisizione di prove testimoniali ritenute decisive (posizione temporale/locale alle ore del fatto), contesta la valutazione probatoria in relazione alla responsabilità per furto, introduzione clandestina ed evasione, e censura la determinazione della pena (non tenuta conto del ridotto valore delle batterie).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto i motivi formulati generici, privi di specificità o diretti a una rivalutazione del materiale probatorio riservata al giudice di merito. In particolare: per De Mitri è stato valorizzato l'arresto in flagranza e la guida del furgone carico dei beni; per Cantoro la Corte d'appello ha ricostruito un ruolo di ideatore/organizzatore e individuato riscontri nei contatti telefonici e nella titolarità dell'impresa proprietaria del furgone; per Massaro la Corte d'appello ha ritenuto convergenti elementi (presenza al varco al momento dell'accesso del furgone, contatti telefonici, comportamento di controllo e successivo allontanamento) idonei a individuarlo come complice, e ha adeguatamente motivato anche sulla evasione domiciliare. La declaratoria di inammissibilità comporta la conferma dello stato processuale deciso in sede di merito (conferma delle condanne come da Corte d'appello, ferma la riduzione di pena e l'esclusione della recidiva per Massaro già operate dalla Corte d'appello). I ricorrenti sono condannati alle spese e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

Massime di principio

  • In Cassazione le censure devono essere specifiche e confrontarsi con la motivazione del giudice di merito; non è ammissibile una mera richiesta di "rivalutazione" del materiale probatorio.
  • La contestazione della sussistenza del dolo (es. fine di profitto) richiede prova o argomentazione concreta e non può fondarsi su assunzioni non accertate in istruttoria (es. valore dei beni), soprattutto se il giudice di merito ha ritenuto il contrario.
  • Per ottenere il riconoscimento della causa di non punibilità per tenuità (art. 131-bis) è necessario dimostrare la concreta esiguità del fatto e l'assenza di gravità complessiva; pluralità di reati o elementi di particolare gravità ostano al suo riconoscimento.
  • La mancata acquisizione di testimonianze è rilevante in Cassazione solo se la prova omessa è "decisiva" nel senso che, se acquisita, avrebbe certamente determinato una decisione diversa; mere dichiarazioni integrative che avrebbero richiesto valutazione comparativa non valgono come prova decisiva.
  • La chiamata di correo e la valutazione degli elementi di contorno (contatti telefonici, posizione temporale al varco, comportamento anomalo) possono legittimamente fondare una condanna se la ricostruzione complessiva è coerente e priva di cadute logiche.
  • La determinazione della pena è rimessa alla discrezionalità del giudice di merito entro i parametri di legge; la Corte di legittimità interviene solo in presenza di arbitrarietà o illogicità manifesta.

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