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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9955/2023 del 09/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza della Corte d'Appello che aveva parzialmente riformato la sentenza di primo grado: il ricorrente deduce vizio di motivazione e violazione di legge in relazione alla qualificazione dei pagamenti ricevuti dalla società fallita Evoluzione Legno Srl. In particolare contestava che i crediti oggetto di pagamento fossero crediti di consulenza privilegiati (ex art. 2751-bis, n.2, c.c.) e non emolumenti da amministratore chirografari; deduceva inoltre omissione di motivazione circa la compatibilità tra ruolo di amministratore e svolgimento di attività professionale per la stessa società, violazione degli artt. 521 e 522 c.p.p. per mancata correlazione fra accusa e sentenza (qualificazione diversa del fatto), e carenza di prova circa la sua consapevolezza dei pagamenti effettuati a favore del coimputato Mazzon. Denunciava infine che l'attivo fallimentare sarebbe stato sufficiente a soddisfare i crediti privilegiati, escludendo la configurabilità della bancarotta preferenziale.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto legittima la valutazione dei giudici di merito secondo cui i pagamenti al Danielli erano remunerazioni connesse a compiti amministrativo-gestionali e non crediti privilegiati per prestazioni di consulenza. Ha confermato che non sussiste violazione degli artt. 521 e 522 c.p.p., perché la diversa qualificazione del fatto era stata portata a conoscenza dell'imputato e non ha costituito una sorpresa, consentendo l'esercizio del diritto di difesa; ha richiamato il principio della "doppia conforme" tra primo grado e appello e ha ritenuto inammissibili o infondati vari motivi perché costituiscono mera rivalutazione del compendio probatorio o per carenza dell'autosufficienza del ricorso (mancata allegazione integrale degli atti da cui emergerebbe la natura privilegiata dei crediti). Di conseguenza è stato confermato l'esito sfavorevole per il ricorrente rispetto alle condanne per bancarotta preferenziale (il ricorso viene rigettato e il ricorrente condannato alle spese).

Norme richiamate

  • art. 2751-bis, n. 2, c.c.

    La norma sui privilegi dei crediti viene richiamata dalla difesa per sostenere che i pagamenti riguardavano crediti privilegiati per prestazioni professionali; la Corte però ha ritenuto che i giudici di merito abbiano escluso la natura privilegiata di tali crediti, essendo invece trattasi di emolumenti da amministratore chirografari, sicché la disposizione non esclude la configurabilità della bancarotta preferenziale nel caso concreto.

  • art. 1418, co. 2, c.c.

    Richiamata in relazione alla possibile nullità o inefficacia di contratti di consulenza stipulati in conflitto di interessi o privi di causa: la Corte di merito aveva ritenuto che i contratti di consulenza potessero risultare nulli o simulati e quindi non attribuire privilegio ai relativi crediti.

  • artt. 521 e 522 c.p.p.

    La Cassazione interpreta le norme sulla correlazione tra imputazione e sentenza precisando che la diversa qualificazione giuridica del fatto non viola il principio del contraddittorio se non "a sorpresa": è sufficiente che la diversa qualificazione sia un possibile epilogo prevedibile e che l'imputato abbia avuto la possibilità di esercitare la difesa (anche impugnando la sentenza di primo grado).

  • art. 216 L. fall./art. 54, 67 e 111 L. fall. (richiamati dalla difesa)

    Le disposizioni fallimentari sono state richiamate dalla difesa per sostenere l'irrilevanza penale del pagamento di crediti privilegiati quando l'attivo fallimentare consente la loro soddisfazione; la Corte ha ritenuto che tale argomento non potesse essere accolto perché i giudici di merito avevano escluso la natura privilegiata dei crediti e perché la Cassazione non può rivalutare il compendio probatorio in sede di legittimità.

  • artt. 2380-bis e 2381 c.c.

    Richiamati dalla difesa sul punto dell'incompatibilità tra carica di amministratore e svolgimento di attività professionale per la società: la Corte osserva che la mera veste di amministratore non esclude di per sé lo svolgimento di attività a favore della società, ma nel caso concreto i pagamenti sono stati valutati come emolumenti connessi al ruolo amministrativo e non come crediti di consulenza.

  • principio giurisprudenziale della "doppia conforme"

    Non normativa ma principio di diritto consolidato richiamato dalla Cassazione secondo cui la sentenza di appello può essere letta congiuntamente a quella di primo grado quando l'appello si salda argomentativamente con la prima sentenza; in tali ipotesi il controllo di legittimità sul vizio di motivazione è più restrittivo.

Massime di principio

  • Quando si contesta la configurazione della bancarotta preferenziale per la natura dei crediti (privilegiati vs chirografari), è essenziale allegare e documentare integralmente nei motivi di cassazione i documenti (contratti, relazione del curatore, bilanci, prove di iscrizione di privilegio) perché la Corte di legittimità non procede a riesame probatorio.
  • La qualificazione dei pagamenti come emolumenti da amministratore o come crediti di consulenza dipende dalla sostanza e dalle causali effettive: contratti formalmente di consulenza possono essere privi di causa, simulati o in conflitto di interessi e perciò ritenuti non idonei a conferire privilegio.
  • La diversa qualificazione giuridica del fatto in sentenza non viola automaticamente il diritto di difesa: non è vietata se l'imputato aveva la possibilità di conoscere e contradire quella ricostruzione (no sorpresa). La difesa deve dimostrare concretamente l'imprevedibilità e l'impossibilità di difendersi per ottenere rilievo in cassazione.
  • In sede di cassazione sono inammissibili o destinate al rigetto i motivi che consistono in una mera rivalutazione degli elementi di fatto e della prova già valutata dai giudici di merito; le doglianze devono essere di diritto e accompagnate dagli atti necessari a renderle autosufficienti.
  • Per contestare la compatibilità tra ruolo di amministratore e prestazioni per la società occorre fornire evidenze concrete di autorizzazioni, patti, o di specifiche norme statutarie/legali che rendano illegittima l'attività; la sola affermazione di incompatibilità non è sufficiente.

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