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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15610/2024 del 15/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Turiano impugnava l'ordinanza del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto che aveva dichiarato inammissibile il suo "reclamo" avverso i provvedimenti del Presidente del Tribunale che negavano la possibilità di svolgere colloqui con i familiari in videoconferenza. Il ricorrente contestava la mancata riqualificazione dell'impugnazione da parte del giudice a quo in ricorso per cassazione e la mancata trasmissione degli atti a questa Corte, ritenendo il merito fondato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata ritenendola erronea per aver omesso la riqualificazione e la trasmissione degli atti. Ha qualificato il reclamo come ricorso per cassazione, ma ha dichiarato il ricorso inammissibile perché proposto personalmente dall'interessato, in violazione delle norme che richiedono la sottoscrizione da parte di difensori iscritti nell'albo speciale della Corte di cassazione (artt. 571 e 613 c.p.p.).

Norme richiamate

  • Costituzione, art. 111, settimo comma

    I provvedimenti che decidono sulle istanze di colloquio dei detenuti, quando possano comportare un inasprimento della misura cautelare, sono suscettibili di ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111, comma 7, poiché attengono alla legittimità e gravosità della misura.

  • Codice di procedura penale, art. 568, comma 5

    Se un'impugnazione è proposta con mezzo diverso da quello previsto dalla legge, il giudice adito deve, se del caso, riqualificare l'impugnazione e trasmettere gli atti al giudice funzionalmente competente; omissione di tale dovere rileva come vizio procedurale.

  • Codice di procedura penale, art. 571, comma 1

    Il ricorso per cassazione deve essere sottoscritto da difensori iscritti nell'albo speciale della Corte di cassazione; la mancanza della sottoscrizione prevista costituisce causa di inammissibilità.

  • Codice di procedura penale, art. 613, comma 1

    Conferma l'esigenza della sottoscrizione del ricorso da parte di difensori abilitati per la rappresentanza in Cassazione; la presentazione personale dell'interessato non è sufficiente.

  • Ordinamento penitenziario, art. 41-bis

    Contestualizza lo stato del ricorrente (regime differenziato) come motivo per le limitazioni contestate sui colloqui, ma non influisce sulle regole procedurali relative alla forma dell'impugnazione.

Massime di principio

  • I provvedimenti che incidono sulle modalità dei colloqui dei detenuti e possono aggravare la misura cautelare sono rimediabili con ricorso per cassazione (art. 111, comma 7 Cost.); va valutato il carattere 'afflittivo' della decisione.
  • Se un'impugnazione è proposta con il mezzo sbagliato, il giudice adito ha il dovere di riqualificare l'atto e, se del caso, trasmettere gli atti al giudice competente (art. 568 c.p.p.); l'omissione di tale attività costituisce vizio correggibile dalla Cassazione.
  • La riqualificazione dell'impugnazione in ricorso per cassazione non sanifica difetti sostanziali o formali relativi ai requisiti del ricorso: in particolare, il ricorso in Cassazione deve essere sottoscritto da un difensore iscritto nell'albo speciale; la sottoscrizione personale del detenuto rende il ricorso inammissibile (artt. 571 e 613 c.p.p.).
  • In situazioni analoghe, il ricorrente deve rivolgersi a un avvocato abilitato in Cassazione per evitare l'inammissibilità formale; parallelamente, il difetto procedurale del giudice (mancata riqualificazione) può essere censurato in sede di legittimità.
  • Le restrizioni imposte ai detenuti sottoposti a regimi speciali (es. 41-bis) possono essere contestate, ma il successo dipende sia dalla fondatezza del merito sia dal rispetto delle regole processuali formali.

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