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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11195/2024 del 18/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente chiedeva il ristoro ai sensi dell'art. 35-ter ord. pen. per le condizioni di detenzione ritenute subite in vari istituti. Dopo diverse fasi processuali (ordinanza di inammissibilità del 13/2/2019 annullata dalla Cassazione con sentenza n. 51301/2019 e rinvio), il Tribunale di sorveglianza di Catania con ordinanza del 23/3/2022 riconobbe un ristoro pari a euro 5.264,00 per specifici periodi di detenzione (Agrigento 134 giorni, Ragusa 303 giorni, Augusta 221 giorni) ma rigettò il reclamo per altri periodi, tra cui ulteriori periodi trascorsi negli istituti di Augusta e Agrigento e i periodi a Palermo Ucciardone e Caltagirone. Il ricorso in Cassazione dedusse violazioni di legge e vizi di motivazione (art. 606, co.1, lett. b) ed e)), lamentando in particolare l'assenza di motivazione congrua rispetto al rigetto dei periodi ulteriori e presunte contraddizioni rispetto alle informative carcerarie.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato in relazione al rigetto dei periodi di detenzione presso le Case circondariali di Augusta e di Agrigento, perché il Tribunale non ha fornito motivazione adeguata e ancorata a fatti e documenti per quei periodi (affermazioni apodittiche). Ha quindi annullato l'ordinanza limitatamente a tali rigetti e ha rinviato per nuovo giudizio al Tribunale di sorveglianza di Catania. Le altre statuizioni dell'ordinanza impugnata (tra cui il riconoscimento del ristoro per i periodi espressamente indicati) sono state sostanzialmente confermate.

Norme richiamate

  • art. 35-ter ord. pen.

    Norma richiamata come base giuridica per la domanda di ristoro per le condizioni di detenzione; interpretata nel senso che consente il riconoscimento di un indennizzo per periodi specifici di detenzione in condizioni lesive.

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen.

    Richiamato come fondamento delle censure in cassazione: lett. b) per violazioni di legge e lett. e) per vizio di motivazione. La Corte ha valutato che il vizio di motivazione era sussistente relativamente ai periodi contestati.

  • Sentenza Corte di cassazione n. 51301/2019

    sentenza n. 51301 del 2019 emessa il 25 ottobre 2019, depositata il 19 dicembre 2019

    Decisione precedente che aveva annullato l'ordinanza del Tribunale del 13/2/2019 e disposto il rinvio per nuovo esame; funziona come presupposto procedurale della successiva decisione impugnata.

Massime di principio

  • Le pronunce che negano ristoro per specifici periodi di detenzione devono contenere motivazioni adeguate e ancorate a fatti documentati: affermazioni apodittiche sono causa di annullamento in Cassazione.
  • La Corte di Cassazione può limitare l'annullamento ai soli punti in cui è stato riscontrato vizio motivazionale e disporre il rinvio per nuovo esame, senza sostituirsi al giudice di merito quando è necessario un approfondimento fattuale.
  • Chi propone ricorso per ristoro dovrebbe allegare o richiamare puntualmente le informative e i documenti delle carceri per consentire al giudice di motivare in modo specifico il rigetto o l'accoglimento dei singoli periodi.
  • Le censure in Cassazione basate su art. 606, lett. e) (vizio di motivazione) sono efficaci quando si dimostra che il giudice non ha collegato le proprie conclusioni a dati oggettivi o non ha risposto agli elementi probatori rilevanti.
  • Se il giudice di merito riconosce il ristoro per alcuni periodi ma ne rigetta altri senza spiegazioni coerenti, il rimedio più probabile è l'annullamento limitato e il rinvio per un nuovo esame focalizzato su quei periodi.

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