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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 7432/2024 del 20/03/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti chiedevano l'accertamento dell'usucapione ventennale di fabbricati/aree soggetti a decreto di esproprio n.888/1975. Contestavano che il decreto di esproprio, in assenza di attività materiali della P.A., non avrebbe fatto venir meno l'animus possidendi del precedente occupante e dunque non avrebbe impedito il decorso dell'usucapione; affermavano inoltre che la realizzazione di manufatti e la richiesta di sanatoria costituivano prova di interversio possessionis. In primo grado il Tribunale aveva dichiarato inammissibili alcune domande per litispendenza e respinto altre per mancata prova di interversio; la Corte d'Appello aveva confermato. In cassazione i ricorrenti deducevano due motivi: (i) la tardiva decisione di litispendenza e l'omessa pronuncia sul merito; (ii) violazione di norme del codice civile e processuale per avere il giudice non valutato che il decreto di esproprio non annullava automaticamente l'animus possidendi e che gli atti materiali provavano l'interversio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto determinante la recente pronuncia delle Sezioni Unite (sent. n.651/2023) che ha chiarito il regime dell'esproprio: sotto il d.lgs. n.327/2001 l'efficacia del decreto di esproprio è sospesa fino all'immissione in possesso (con verbale) entro il termine perentorio; se l'immissione non avviene il decreto può divenire inefficace; se invece il decreto è eseguito tempestivamente il beneficiario acquista proprietà e possesso e l'occupazione successiva degli ex possessori non vale come possesso ad usucapionem. Per le dichiarazioni di pubblica utilità anteriori al 30/6/2003, un decreto validamente emesso è idoneo ad escludere l'animus possidendi anche senza immissione materiale, e la prosecuzione dell'occupazione si configura come mera detenzione salvo prova di interversio. Alla luce di tali principi il gravame dei ricorrenti è infondato. La Corte ha inoltre compensato per intero le spese di giudizio e ha dato atto dell'eventuale obbligo, ai sensi dell'art.13 DPR 115/02, del versamento di un ulteriore contributo unificato da parte dei ricorrenti.

Norme richiamate

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    Norma processuale che consente il ricorso per cassazione per violazione di norme di diritto; richiamata come fondamento della doglianza relativa alla violazione e falsa applicazione di norme civilistiche e processuali

  • artt. 1140, 1141, 1158, 2697 c.c.

    Norme del codice civile richiamate dai ricorrenti relative all'usucapione, agli atti interruttivi e all'onere della prova; la Corte ha valutato tali disposizioni alla luce della disciplina speciale dell'esproprio

  • art. 115 c.p.c.

    Richiamato dai ricorrenti in relazione ai poteri del giudice nella valutazione delle prove; la Corte ha ritenuto che la valutazione operata dai giudici di merito fosse conforme ai principi applicabili

  • d.lgs. n. 327/2001, artt. 23, 24 e 45

    art. 23 comma 1; art. 24 commi 1 e 4; art.45

    La Corte, richiamando le Sezioni unite, interpreta che sotto il d.lgs.327/2001 l'efficacia del decreto di esproprio è sospensivamente condizionata all'immissione in possesso formale entro due anni; se l'immissione avviene il beneficiario acquista proprietà e possesso e l'occupazione successiva non è usucapione; la cessione volontaria produce gli stessi effetti del decreto

  • art. 39, 100, 112 cod. proc. civ.

    Norme processuali richiamate nel primo motivo con riferimento alla litispendenza e alla pronuncia sul merito; la Corte ha ritenuto la questione assorbita dalla decisione sul punto sostanziale relativo all'effetto del decreto di esproprio

  • Sentenza Sezioni Unite n. 651/2023

    Fonte giurisprudenziale decisiva: ha risolto il contrasto preesistente stabilendo i principi sull'efficacia del decreto di esproprio e gli effetti sull'animus possidendi, cui la Corte ha fatto riferimento per rigettare il ricorso

  • art. 13, comma 1-quater e comma 1-bis D.P.R. n.115/2002 (come modificato dalla legge n.228/2012)

    Norme relative al contributo unificato e al suo incremento; la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per l'eventuale versamento da parte dei ricorrenti di un ulteriore importo

Massime di principio

  • Un decreto di esproprio può impedire il decorso dell'usucapione: sotto il regime del d.lgs. n.327/2001 l'efficacia del decreto è sospesa fino all'immissione in possesso formale entro i termini; se l'immissione è eseguita il beneficiario acquista proprietà e possesso e l'occupazione residuale non vale come usucapione
  • Per le dichiarazioni di pubblica utilità e decreti emessi prima del 30/6/2003, un decreto validamente emesso è idoneo a far perdere all'ex proprietario l'animus possidendi anche senza immissione materiale: la prosecuzione dell'occupazione diventa detenzione e non consente usucapione se non sussiste prova di interversio possessionis
  • La mera assenza di attività materiali da parte della P.A. non è automaticamente favorevole all'aspirante usucapiente quando sussiste un decreto di esproprio: occorre verificare la disciplina applicabile (d.lgs. 327/2001 o previgente) e l'esistenza o meno di immissione in possesso o di atti costitutivi di interversio
  • Chi agisce per far valere l'usucapione su beni oggetto di esproprio deve fornire prova convincente dell'interversio possessionis (mutamento dell'animus), perché la semplice edificazione o domanda di sanatoria può non essere sufficiente contro gli effetti del decreto
  • In presenza di contrasto giurisprudenziale su questioni di grande rilevanza giuridica è possibile che la Corte rimetta la soluzione alle Sezioni Unite; le decisioni di Sezioni Unite vincolano l'interpretazione successiva in casi analoghi
  • Sotto il profilo processuale, questioni di novità e contrasto giurisprudenziale possono giustificare la compensazione integrale delle spese di giudizio

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