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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20919/2023 del 16/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso impugnava l'ordinanza del Tribunale di Milano che, in accoglimento dell'appello del Pubblico Ministero, aveva applicato a Vincenzo Stilla la misura cautelare degli arresti domiciliari per il reato di cui all'art. 319 c.p. (corruzione). Il ricorrente articolava due motivi principali: (1) violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla sussistenza delle esigenze cautelari, contestando l'esclusiva idoneità della misura custodiale e la persistenza del pericolo di reiterazione, nonché lamentando che il Tribunale non avrebbe considerato le mutate esigenze segnalate dal P.M. e la successiva revoca degli arresti domiciliari disposta dal GIP per diverso capo (bancarotta); (2) violazione di legge e vizio di motivazione sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, deducendo che la decisione del Tribunale si sarebbe fondata prevalentemente su intercettazioni senza valutare adeguatamente la ricostruzione alternativa ritenuta plausibile dal GIP.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per sopravvenuta rinuncia presentata dai difensori (memoria del 16/02/2023, con procura speciale). La Corte ha precisato che la rinuncia impedisce l'esame nel merito dell'impugnazione; ha altresì osservato che la sola revoca intervenuta riguarda la misura originariamente disposta per il reato di bancarotta, mentre la misura adottata dal Tribunale del riesame in relazione al capo di corruzione non risulta revocata (la sua esecuzione è sospesa fino alla definitività del procedimento). Per tali ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali. È stato inoltre disposto l'invio degli atti alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 28 reg. esec. cod.proc.pen. (decisione del 21/03/2023).

Norme richiamate

  • art. 319 cod. pen.

    La norma è richiamata come titolo del reato contestato (corruzione). La Corte non entra nel merito della qualificazione del fatto ma segnala che la misura cautelare era stata applicata con riferimento a questo capo.

  • art. 28 reg. esec. cod.proc.pen.

    Norma procedurale richiamata per gli adempimenti di cancelleria successivi alla decisione; non incide sul merito della decisione di inammissibilità.

Massime di principio

  • La rinuncia all'impugnazione, validamente effettuata dal difensore munito di procura speciale, determina l'impossibilità per la Corte di esaminare il ricorso nel merito e comporta inammissibilità dell'atto.
  • La sopravvenuta revoca di una misura cautelare relativa a specifici capi non cancella automaticamente l'interesse all'impugnazione se permangono altri provvedimenti cautelari adottati per differenti imputazioni: occorre verificare caso per caso quale misura sia effettivamente in vigore o sospesa.
  • Un ricorso contro una misura cautelare va articolato dimostrando concretamente la modifica delle esigenze cautelari o l'assenza dei presupposti (pericolo di fuga, di inquinamento probatorio, di reiterazione); la sola revoca di una misura relativa a diverso capo può non essere sufficiente a giustificare la rinuncia all'impugnazione.
  • Quando la parte deduce vizio di motivazione sui gravi indizi di colpevolezza è necessario che il giudice dell'impugnazione valuti la fondatezza delle argomentazioni probatorie e le alternative prospettate, ma tale esame non avviene se il ricorso è stato validamente rinunciato.
  • La condanna alle spese processuali può accompagnare la declaratoria di inammissibilità per rinuncia, salvo diverse previsioni o giustificazioni specifiche.

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