Cassazione Penale, Sentenza n. 00093/2026 del 02/01/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente deduceva un unico motivo articolato per violazione dell'art. 597 c.p.p. e vizio di motivazione riconducibile al divieto di reformatio in peius. Sosteneva che, essendo l'appello proposto dal solo imputato, la Corte d'appello non avrebbe potuto aggravare alcun segmento autonomo della sanzione (pena pecuniaria base, quantificazione degli aumenti per continuazione e, di conseguenza, la pena complessiva), essendovi stata una modifica in senso peggiorativo rispetto al Tribunale non richiesta dal pubblico ministero
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso non manifestamente infondato (perché la questione è coperta da contrastanti orientamenti di giurisprudenza) ma ha comunque accertato che i reati erano estinti per prescrizione. Dopo il calcolo dei termini (pena per furto monoaggravato con termine ordinario di prescrizione di 6 anni aumentato di un quarto ai sensi dell'art. 161 c.p., oltre 105 giorni di sospensione), è stato verificato che il termine è decorso il 7 marzo 2025. Conformemente al consolidato orientamento delle Sezioni Unite, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché i reati sono estinti per prescrizione
Norme richiamate
Richiamato come principio di divieto di reformatio in peius quando l'appello è proposto dal solo imputato; oggetto della censura del ricorrente
art. 624 e art. 625 n. 2 cod. pen.
Norme richiamate per la qualificazione del fatto come furto (condanna pronunciata come furto monoaggravato)
Norma relativa all'indebito utilizzo di carta di credito; il reato è stato posto a carico dell'imputato e ha lo stesso termine prescrizionale indicato dalla Corte
Stabilisce il termine ordinario di prescrizione per il reato (usato per determinare il termine prescrizionale per il furto)
Prevede l'aumento del termine prescrizionale in conseguenza di atti interruttivi; applicato per elevare il termine da 6 a 7 anni e 6 mesi
Richiamato per il 'ragguaglio' nella determinazione della pena complessiva (cfr. discussione se il divieto di peius riguardi la sola pena complessiva dopo ragguaglio o anche i singoli segmenti)
Massime di principio
- Se l'appello è proposto dal solo imputato, in linea di principio vige il divieto di aggravare la posizione dell'imputato (reformatio in peius); esiste però contrasto giurisprudenziale sul fatto se il divieto riguardi solo la pena complessiva dopo il ragguaglio (art.135 c.p.) o anche i singoli segmenti autonomi della pena
- Quando la giurisprudenza è contrastante su una questione, il ricorso di cassazione non può essere dichiarato manifestamente infondato e va esaminato nel merito; ciò può comportare la prosecuzione del processo di legittimità anche se il ricorrente non ottiene piena riforma
- La prescrizione dei reati va sempre verificata d'ufficio in Cassazione una volta ammesso il ricorso; se risulta intervenuta nelle more, la Corte annulla senza rinvio perché i reati sono estinti
- Nel calcolo della prescrizione occorre considerare il titolo di reato definito dal dispositivo (qualificazione definitiva), gli atti interruttivi che aumentano il termine ai sensi dell'art.161 c.p. e eventuali sospensioni, sommando correttamente giorni e mesi per verificare la scadenza effettiva
- Se il giudice d'appello riqualifica il fatto (es. ricettazione -> furto) in termini apparentemente più favorevoli, ciò non esclude che alcuni segmenti della sanzione (es. multa) possano risultare aumentati: tale circostanza può costituire profilo di impugnazione quando l'appello è del solo imputato
- In situazioni analoghe, il difensore dovrebbe impugnare e, se possibile, produrre calcoli dettagliati della prescrizione e contestare specificamente gli aumenti di singoli segmenti della pena invocando l'orientamento giurisprudenziale più favorevole
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