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Cassazione Penale, Ordinanza n. 26780/2025 del 22/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza di appello che lo aveva condannato per il reato di danneggiamento, censurando: 1) la ritenuta sussistenza dell'aggravante di cui all'art. 625 n. 7 c.p. in relazione al reato di cui all'art. 635, comma 2, c.p., deducendo violazione di legge; 2) il diniego della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p., sostenendo che la motivazione sarebbe stata illogica o comunque insufficiente nella valutazione della gravità concreta del fatto e dei parametri di cui all'art. 133 c.p.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto il primo motivo non consentito perché meramente riproduttivo delle doglianze già formulate in appello e già disattese dalla Corte territoriale, quindi privo di specificità. Ha ritenuto infondato il secondo motivo, osservando che il diniego della particolare tenuità del fatto era sorretto da motivazione non manifestamente illogica e non carente, essendo sufficiente l'indicazione dei parametri ritenuti rilevanti ai fini dell'art. 131-bis c.p. Ne è seguita la condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 625 n. 7 c.p.

    richiamato come aggravante contestata in relazione al reato di danneggiamento; il motivo sul punto è stato reputato aspecifico perché meramente reiterativo delle doglianze d'appello.

  • art. 635, comma 2, c.p.

    indicato come base del reato di danneggiamento oggetto di contestazione.

  • art. 131-bis c.p.

    la Corte ribadisce che il diniego della particolare tenuità del fatto è correttamente motivato quando il giudice di merito richiami i parametri ritenuti rilevanti, senza necessità di esaminare tutti gli elementi dell'art. 133 c.p.

  • art. 133, primo comma, c.p.

    richiamato quale parametro di valutazione per la concessione o il diniego della particolare tenuità del fatto.

  • art. 616 c.p.p.

    implicito fondamento della condanna alle spese processuali e alla somma in favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • In sede di legittimità il motivo di ricorso deve contenere una critica specifica e argomentata alla sentenza impugnata; è inammissibile il motivo che si limiti a riprodurre pedissequamente le deduzioni già svolte in appello senza confrontarsi con la motivazione della decisione di merito.
  • Il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto è legittimamente motivato quando il giudice indichi gli elementi ritenuti decisivi alla luce dell'art. 133 c.p.; non è richiesta una disamina analitica di tutti i parametri astrattamente considerabili.
  • La valutazione sulla particolare tenuità del fatto rientra nel potere discrezionale del giudice di merito ed è censurabile in cassazione solo per manifesta illogicità o carenza motivazionale.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, ove applicata dalla Corte.

Come è indicizzato

MaterieDanneggiamentoCause di non punibilitàImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioParte generaleProcesso penale
IstitutiParticolare tenuità del fatto

Testo integrale

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