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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19125/2023 del 05/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza di appello che lo aveva ritenuto colpevole del reato di riciclaggio (per avere trasferito e incassato somme provenienti da una truffa informatica), deducendo: (i) errata imputazione dell'onere di fornire una giustificazione sulla provenienza del denaro; (ii) mancata prova dell'elemento oggettivo del reato (idoneità della condotta a ostacolare l'identificazione della provenienza illecita); (iii) mancata prova dell'elemento soggettivo (consapevolezza dell'illecita provenienza); (iv) vizio nell'accertamento del reato presupposto di truffa informatica e nella mancata identificazione dei responsabili; (v) contraddittorietà sulla valutazione di eventuale responsabilità per la truffa e relative conseguenze prescrizionali; (vi) omissione del principio del favor rei nella qualificazione del fatto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per motivi manifestamente infondati, confermando la ricostruzione di merito. Ha ritenuto che: i fatti di base (accesso abusivo all'home banking della vittima, indebiti prelievi, accrediti sul conto del ricorrente e successivo incasso tramite vaglia postali) erano pacifici e ben valutati dai giudici di merito; la mancata o inverosimile spiegazione dell'origine delle somme può costituire elemento sintomatico della consapevolezza della provenienza illecita (non si tratta di un onere probatorio, ma di un onere di allegazione e di spiegazione valutabile dal giudice); l'elemento oggettivo si valuta ex ante con riferimento all'idoneità della condotta a rendere difficile l'accertamento dell'origine dei fondi; il delitto presupposto non necessita di una sentenza definitiva di condanna purché la sua materialità non sia stata definitivamente esclusa; è possibile configurare il dolo eventuale nel reato di riciclaggio. Ha altresì respinto la richiesta, indirizzata in modo improprio alla Corte, di sostituzione della pena ai sensi dell'art. 95 d.lgs. 150/2022, e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e alla somma di euro 3.000 a favore della cassa delle ammende per colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 648 cod. pen. (riciclaggio), quinto comma

    art. 648, quinto comma, cod. pen.

    Non è necessaria una sentenza di condanna passata in giudicato del reato presupposto: è sufficiente che la materialità del fatto non sia stata giudizialmente esclusa in modo definitivo perché il reato di riciclaggio possa essere accertato dal giudice procedente

  • art. 712 cod. pen. (riferimento alla responsabilità per il reato presunto autore della truffa)

    La Corte territoriale ha escluso che il ricorrente fosse autore della truffa informatica; se lo fosse stato, si sarebbe dovuto considerare il profilo prescrizionale richiamato dall'art. 712, ma tale ipotesi è stata ritenuta non dimostrata

  • art. 95 decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150 (disposizioni transitorie in materia di pene sostitutive)

    art. 95 D.Lgs. 10/10/2022, n. 150

    La norma disciplina istanze di applicazione di pene sostitutive per condanne non superiori a quattro anni; la Corte ha rilevato che la richiesta di sostituzione della pena era stata rivolta irregolarmente a questa Corte e non al giudice dell'esecuzione, come previsto dalla disposizione

  • art. 616 cod. proc. pen. (conseguenze dell'inammissibilità)

    La dichiarazione di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento ed è stata ritenuta sussistente la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità con applicazione della sanzione accessoria

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. U., n. 35535 del 12/07/2007 e altre)

    Sez. U., n. 35535 del 12/07/2007; Sez. 2, n. 36893 del 28/05/2018; Sez. 2, n. 16059 del 18/12/2019, ecc.

    Principi consolidati: (i) l'omessa o inattendibile spiegazione sull'origine del possesso è elemento valutabile per desumere la consapevolezza della provenienza illecita (onere di allegazione non di prova); (ii) nel riciclaggio può configurarsi il dolo eventuale; (iii) l'idoneità della condotta a ostacolare l'identificazione della provenienza si valuta ex ante, indipendentemente dall'effettivo successo dell'occultamento

Massime di principio

  • La mancanza di una spiegazione plausibile e tempestiva sulla provenienza di somme ricevute può essere valutata come elemento indiziario della consapevolezza della loro provenienza illecita (non si tratta di un onere probatorio pieno, ma di un'onere di allegazione e di credibilità valutabile dal giudice).
  • Per l'elemento oggettivo del riciclaggio va valutata l'idoneità ex ante della condotta a rendere difficile o ostacolare l'identificazione dell'origine illecita: non è necessario che l'operazione abbia poi reso impossibile l'accertamento.
  • Il delitto presupposto non deve essere già stato accertato con sentenza definitiva di condanna: è sufficiente che la sua materialità non sia stata giudizialmente esclusa in modo definitivo.
  • Nel reato di riciclaggio è configurabile il dolo eventuale: la consapevolezza può essere desunta anche dalla concretissima possibilità che l'agente si rappresentasse e accettasse il rischio della provenienza delittuosa.
  • Le questioni relative alla sostituzione della pena secondo norme transitorie (es. D.Lgs. 150/2022) seguono procedure specifiche e vanno proposte al giudice dell'esecuzione; non sono rimedi normalmente proponibili con istanze formali alla Corte di Cassazione.
  • La difesa deve tempestivamente sollevare e motivare le questioni relative al reato presupposto e fornire spiegazioni credibili sull'origine dei fondi già in sede di appello per evitare l'inammissibilità di rilievi riproposti in cassazione.

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