Cassazione Penale, Sentenza n. 11538/2023 del 20/03/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza della Corte d'appello di Catanzaro che, in veste di giudice della riparazione ex art. 314 c.p.p., aveva rigettato la richiesta di equo indennizzo per ingiusta detenzione subita a seguito di arresto in flagranza per reati in materia di stupefacenti (art. 73 d.P.R. n. 309/1990). Il ricorrente contestava che la Corte territoriale avesse erroneamente ritenuto sussistente la condizione ostativa rappresentata da condotta gravemente colposa, sostenendo che la decisione si fondava su una valutazione dei fatti errata riguardo alla sua presunta connivenza o concorso con il conducente che trasportava circa 136 grammi di marijuana.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato che il giudice della riparazione può valutare, con un apprezzamento ex ante e autonomo rispetto al processo penale, se la condotta del richiedente abbia dato o concorso a dare causa all'ingiusta detenzione per dolo o colpa grave. Ha ritenuto insindacabili in questa sede gli apprezzamenti di fatto della Corte d'appello, i quali avevano motivatamente valutato la condotta extraprocedimentale del ricorrente (essersi trovato come passeggero in un veicolo che trasportava lo stupefacente, la manovra del veicolo per eludere il controllo e i precedenti specifici del richiedente nonché la sua condizione di affidamento in prova) come idonea a integrare la colpa grave ostativa al riconoscimento dell'indennizzo. Di conseguenza il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato alle spese.
Norme richiamate
La norma disciplina il diritto all'equa riparazione per ingiusta detenzione e la sua esclusione quando il richiedente abbia dato o concorso a darvi causa con dolo o colpa grave; la Corte interpreta che la colpa grave possa emergere anche da condotte non costitutive di reato purché, ex ante, abbiano concorso a determinare la falsa apparenza di illecito penale
Richiamata la formula assolutoria con cui il procedimento penale si è concluso (assoluzione ex art. 530, comma 2, c.p.p.), utilizzata per lo stato processuale del ricorrente ma non determinante di per sé ai fini dell'indennizzo se sussistono condotte che abbiano concorso a creare la situazione che ha portato alla misura cautelare
art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990
Norma sostanziale in materia di stupefacenti relativa al fatto per cui il ricorrente era stato arrestato; citata per contestualizzare il tipo di accusa che ha portato alla detenzione ingiusta
Massime di principio
- Il giudice della riparazione valuta in sede autonoma ed ex ante se la condotta del richiedente abbia dato o concorso a dare causa alla detenzione ingiusta: non si tratta di accertare la sussistenza del reato, ma l'idoneità della condotta a creare la falsa apparenza di illecito penale
- La colpa grave ostativa all'indennizzo può emergere anche da comportamenti extraprocedimentali non qualificabili necessariamente come reato, se tali comportamenti, adeguatamente motivati, risultano in eclatante o macroscopica negligenza o imprudenza
- Le "frequentazioni ambigue" o la contiguità con soggetti coinvolti in traffici illeciti possono essere rilevanti, ma occorre sempre motivare la loro oggettiva idoneità a costituire indizi di complicità in rapporto alla natura e qualità dei collegamenti
- Le valutazioni di fatto del giudice di merito sono in genere insindacabili in cassazione se supportate da motivazione congrua, coerente e non manifestamente illogica
- Le dichiarazioni rese dal richiedente e i suoi precedenti specifici possono integrare elementi utili per escludere il diritto all'indennizzo se dimostrano una concausalità tra la condotta del richiedente e l'intervento dell'autorità
- In situazioni analoghe, chi richiede l'indennizzo dovrebbe provare l'assenza di comportamenti che possano essere ragionevolmente ritenuti causa o concausa della misura restrittiva; viceversa l'autorità difensiva deve fornire una motivazione circostanziata per collegare la condotta del richiedente al provvedimento cautelare
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