Cassazione Penale, Sentenza n. 12710/2022 del 05/04/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
CANALE impugnava la conferma in appello della condanna (11 anni e 8 mesi) emessa a seguito di rito abbreviato per tentato omicidio pluriaggravato del fratello, detenzione/porto di arma clandestina, ricettazione e porto di oggetti atti a offendere. I principali motivi di ricorso in cassazione erano: errata qualificazione del fatto come tentato omicidio anziché lesioni (assenza di "animus necandi"), doglianza sulla mancata applicazione della desistenza volontaria, contestazione della configurabilità della premeditazione e dei futili motivi, mancata concessione delle attenuanti generiche e riconoscimento dell'attenuante della provocazione. La difesa sosteneva inoltre che il colpo fosse esploso accidentalmente nel corso di una colluttazione e che l'arma fosse una pistola a salve modificata.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato o inammissibile. Ha confermato la qualificazione del fatto come tentato omicidio, sul fondamento della pericolosità dell'arma, della distanza ravvicinata, della direzione del colpo verso il petto, della frase pronunciata dall'imputato "Ora ti ammazzo" e delle conversazioni intercettate in cui CANALE manifestava propositi omicidi. Sono state confermate le aggravanti dei futili motivi e della premeditazione: la Corte ha valorizzato l'intenzione omicida manifestata prima della partenza, il fatto di essersi procurato e portato l'arma e la condotta organizzativa (recupero dell'arma, avvicinamento e «tranello"). È stata esclusa la provocazione (non configurabile se sussiste la premeditazione se non nella forma della provocazione "per accumulo", non riscontrata) e sono state negate le attenuanti generiche, ritenute non emergere elementi positivi sufficienti (oltre all'incensuratezza, si è dato peso a dichiarazioni false/calunniatorie rese dall'imputato). Il motivo sulla desistenza volontaria è stato dichiarato inammissibile perché non dedotto in appello. Conseguentemente la condanna di primo grado è stata integralmente confermata.
Norme richiamate
art. 577, primo comma, n. 3, cod. pen.
La Corte interpreta la premeditazione come presente quando sussistono sia un intervallo temporale apprezzabile tra il proposito e l'azione sia la ferma risoluzione criminosa perdurante; rilevano le manifestazioni di proposito omicida prima della partenza, l'approvvigionamento dell'arma e la predisposizione di una sorta d'imboscata
L'attenuante della provocazione è stata esclusa in presenza di premeditazione: secondo la giurisprudenza richiamata, le due figure sono compatibili solo nella forma della provocazione "per accumulo", non riscontrata nel caso
richiamo alla riforma operata dal d.l. 23/5/2008, n. 92, conv. con L. 24/7/2008, n. 125
Dopo la riforma, l'incensuratezza non è più di per sé sufficiente per riconoscere le attenuanti generiche: occorrono elementi positivi di segno attenuante, mancanti nel caso (e anzi presenti indicatori negativi quali false dichiarazioni)
art. 606, comma 3, cod. proc. pen.
art. 606, comma 3, c.p.p.
Il motivo relativo alla desistenza volontaria è stato dichiarato inammissibile perché non era stato dedotto in sede di appello, secondo la previsione che limita l'ammissibilità di questioni nuove in cassazione
art. 23, comma 8, d.l. 28/10/2020, n. 137
art. 23, comma 8, d.l. 28/10/2020, n. 137
Riferimento procedurale: il Procuratore generale ha trasmesso per iscritto la sua requisitoria ai sensi della norma (modalità emergenziale di deposito delle conclusioni)
Massime di principio
- Per distinguere tentato omicidio da lesioni è cruciale valutare l'idoneità concreta dell'azione a cagionare la morte (arma micidiale, distanza, direzione del colpo) e ogni elemento indiziario dell'"animus necandi" (minacce esplicite, ammissioni, intercettazioni).
- La premeditazione richiede sia un intervallo temporale apprezzabile che la perdurante determinazione omicida: comportamenti preparatori (procurarsi l'arma, portarla con sé, predisporre un incontro/imboscata, dichiarazioni precedenti) sono indizi forti.
- L'attenuante della provocazione è incompatibile con la premeditazione, salvo il caso specifico della provocazione "per accumulo"; quando è stata dimostrata una pianificazione, la provocazione raramente è riconoscibile.
- La desistenza volontaria deve essere tempestivamente sollevata in sede di gravame per poter essere esaminata in cassazione; motivi nuovi non dedotti in appello sono, di regola, inammissibili.
- Per il riconoscimento delle attenuanti generiche non basta l'assenza di precedenti: il giudice richiede elementi positivi di recuperabilità o contesto attenuante; dichiarazioni mendaci o condotte processuali ostative possono escluderle.
- Le ammissioni dell'imputato o le conversazioni intercettate che manifestano intenzioni omicide hanno forte valore probatorio e possono confermare l'animus e la premeditazione anche in presenza di versioni alternative della dinamica dei fatti.
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