Cassazione Penale, Sentenza n. 22349/2023 del 23/05/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso per cassazione per violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alla determinazione della pena: la Corte di appello, pur avendo riconosciuto la circostanza attenuante della speciale tenuità ex art. 648, comma 2, cod. pen. in prevalenza sulla recidiva reiterata e infraquinquennale, ha comunque operato un aumento di pena per recidiva, determinando una pena illegale per eccesso.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha annullato senza rinvio la parte della sentenza impugnata relativa all'aumento di pena per la recidiva (mesi 6 e euro 100), rideterminando la pena finale a mesi 8 di reclusione ed euro 133,00 di multa. La Corte ha ritenuto che l'aumento per recidiva applicato sulla pena attenuata per speciale tenuità fosse illegale e potesse essere emendato d'ufficio, procedendo alla nuova determinazione della pena anche in questa sede ex art. 620, comma 1, lett. i), cod. proc. pen.
Norme richiamate
art. 648, comma secondo, cod. pen.
La circostanza della speciale tenuità è qualificata come circostanza attenuante che va inclusa nel giudizio di comparazione ex art. 69 cod. pen.; non costituisce autonomo reato.
Stabilisce il giudizio di comparazione tra circostanze attenuanti e aggravanti per la determinazione della pena; la circostanza attenuante della speciale tenuità deve essere valutata in confronto alle aggravanti (es. recidiva).
art. 99, comma primo e comma secondo, n. 1, cod. pen.
Regola l'aumento di pena per la recidiva; la sua applicazione non può produrre una pena illegale quando la pena base è stata già diminuita per circostanza attenuante prevalente (speciale tenuità).
art. 620, comma 1, lett. i), cod. proc. pen.
Consente alla Corte di Cassazione, nel caso di annullamento, di emendare la sentenza e rideterminare la pena senza rinvio quando l'illegittimità è evidente, procedendo alla correzione d'ufficio.
Principio costituzionale di legalità della sanzione
Impone che la misura della pena sia prevista e applicata secondo legge; il giudice deve evitare e correggere applicazioni che determinino una pena illegale per eccesso.
Giurisprudenza citata (Sez. 2, n. 25121 del 13/05/2021, Bevilacqua, Rv. 281675)
Precedente che afferma il principio per cui l'applicazione dell'aumento per recidiva sulla pena attenuata per speciale tenuità determina illegittimità della pena per eccesso e può essere emendata d'ufficio.
Massime di principio
- La speciale tenuità ex art. 648, comma 2, cod. pen. è una circostanza attenuante da inserire nel confronto ex art. 69; non è un reato autonomo.
- Se la circostanza attenuante prevale sulla recidiva, l'applicazione dell'aumento per recidiva può rendere la pena illegale per eccesso e deve essere esclusa o emendata.
- Il giudice d'appello (e, se necessario, la Cassazione) può emendare d'ufficio la sentenza eliminando aumenti di pena illegali, anche senza rinvio, ai sensi degli strumenti processuali applicabili (es. art. 620 c.p.p.).
- Nel calcolo della pena, aggravanti come la recidiva devono essere confrontate con le attenuanti; l'applicazione automatica dell'aumento può violare il principio di legalità della sanzione.
- In casi analoghi il difensore dovrebbe dedurre la prevalenza della circostanza attenuante e chiedere, ove presente un aumento per recidiva, la correzione d'ufficio o l'annullamento parziale per illegittimità della determinazione della pena.
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