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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 50105/2023 del 15/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Milano che aveva riformato in parte la sentenza del Tribunale di Monza: contestazione della qualificazione del fatto come furto aggravato ai sensi degli artt. 56 e 624-bis c.p. (perché il box sarebbe stato in luogo diverso dalla residenza e non pertinenza), contestazione dell'aggravante della violenza sulle cose ex art. 625 n.2 c.p. per presunta carenza di prova del danneggiamento della serranda, contestazione dell'applicazione dell'aggravante della minorata difesa per il fatto commesso di notte ex art. 61 n.5 c.p., e censura per mancata valutazione dell'applicabilità delle pene sostitutive ex art. 545-bis c.p.p.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte di cassazione ha ritenuto le censure in gran parte reiterative rispetto all'appello e senza nuovo fondamento, confermando i punti principali della decisione di merito: il box è stato considerato pertinenza dell'abitazione anche se la residenza dell'offeso è in un altro appartamento nello stesso complesso/area (contiguità 'anche solo di servizio' o vicinanza rilevante in ambito penale); la forzatura della serranda e il rilievo degli operanti sullo scorrimento difettoso sono stati ritenuti idonei a integrare la circostanza aggravante della violenza sulle cose (non è richiesta la totale inutilizzabilità, ma una necessità di ripristino); l'aggravante notturna è stata confermata alla luce del contesto (orario e minore probabilità di essere visto); non è affermato l'obbligo del giudice di appello di decidere sulle pene sostitutive in assenza di una specifica istanza; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e a una somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 56 c.p.

    Richiamato in riferimento alla qualificazione del reato (disciplina del tentativo/concorrente rispetto al delitto principale) e al corretto inquadramento giuridico della condotta.

  • art. 624-bis c.p.

    Aggravante per i furti commessi in luogo destinato a privata dimora o sua pertinenza; la Corte interpreta la nozione di pertinenza in senso penalistico includendo beni posti 'nelle vicinanze' e inseriti nel medesimo complesso condominiale se destinati in modo durevole al servizio dell'abitazione.

  • art. 625 n.2 c.p.

    Circostanza aggravante della violenza sulle cose: integrata quando la forzatura/manomissione della cosa di difesa richieda un'attività di ripristino; non è necessario che la cosa sia resa totalmente inutilizzabile.

  • art. 61 n.5 c.p.

    Aggravante per il fatto commesso di notte che riduce la possibilità di difesa; la Corte richiede valutazione delle circostanze concrete ma ritiene che orario e luogo possano giustificare l'aggravante se non sussistono elementi che neutralizzino il suo effetto.

  • art. 545-bis c.p.p.

    Norma che disciplina la possibilità di sostituzione delle pene detentive brevi; la Corte sottolinea che l'applicazione delle pene sostitutive in appello è discrezionale e non obbligatoria in assenza di specifica istanza dell'imputato.

  • art. 20-bis c.p.

    Norma richiamata nella transizione normativa sulle nuove pene sostitutive; la corte ricorda che l'applicazione delle nuove fattispecie sostitutive dipende da una valutazione giudiziale ancorata ai parametri dell'art. 133 c.p.

  • art. 133 c.p.

    Criteri per la determinazione della pena: richiamati come parametri cui attenersi per valutare l'eventuale sostituzione della pena detentiva con misure alternative.

  • art. 606 c.p.p. (lett. b, c, e)

    Comma procedurale che regola i motivi di cassazione per violazione di legge, motivazione illogica o omissione: il Collegio ha ritenuto le censure in larga parte reiterative e già adeguatamente motivate in appello, dichiarandole inammissibili.

  • art. 95 d.lgs. 150/2022

    Disposizione transitoria che consente al giudice di appello, per i procedimenti pendenti alla data indicata, di pronunciarsi sulle nuove misure sostitutive; la Corte ha ricordato la natura discrezionale della pronuncia.

Massime di principio

  • Ai fini dell'art. 624-bis c.p. (furto in pertinenza di abitazione) non è sempre necessaria la residenza nell'identico immobile: un box inserito in un medesimo complesso condominiale o ubicato 'nelle vicinanze' può essere qualificato come pertinenza quando sia destinato in modo durevole al servizio dell'abitazione e non accessibile senza consenso.
  • La circostanza aggravante della violenza sulle cose si realizza quando la forzatura ha prodotto una manomissione tale da richiedere un'attività di ripristino: non serve la totale inutilizzabilità, è sufficiente un danno suscettibile di riparazione.
  • L'aggravante notturna (art. 61 n.5 c.p.) richiede valutazione concreta: l'orario e il luogo possono legittimare l'aggravante ove risultino oggettive minori probabilità di essere visti o di difesa, salvo elementi probatori contrari che neutralizzino tale effetto.
  • Le censure in cassazione basate su argomenti già esaminati e motivati in sede di merito, se non introdotte con nuovi elementi, rischiano l'inammissibilità per reiterazione rispetto al giudizio di appello.
  • Il giudice d'appello non è obbligato a valutare le pene sostitutive ex art. 545-bis c.p.p. se l'imputato non ha formulato espressa richiesta: la valutazione sulla sostituzione rimane discrezionale e ancorata ai parametri di cui all'art. 133 c.p.
  • Nelle valutazioni probatorie in rito abbreviato le dichiarazioni del denunciante e i rilievi degli operanti possono essere ritenuti idonei a fondare l'accertamento di forzatura e danno, purché la motivazione spieghi la logicità del passaggio probatorio.

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