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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41507/2025 del 29/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso articolato in due motivi: (1) violazione di legge e vizio di motivazione per presunta erronea qualificazione dei fatti; alcuni capi relativi a cessioni di derivati di marijuana/hashish sarebbero stati qualificati ai sensi dell'art. 73, comma 1, d.P.R. n. 309/1990 anziché al comma 4, con conseguente errore nel calcolo della pena e nel patteggiamento; (2) violazione di legge e vizio di motivazione sulla quantificazione della pena, contestando l'applicazione del massimo edittale nonostante il limitato disvalore delle cessioni.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Sul primo motivo, pur riconoscendo che in alcuni capi era indicato materialmente il comma 1 anziché il comma 4, la Corte ha ritenuto che tale errore materiale non abbia inciso sulla qualificazione giuridica né sul calcolo complessivo della pena, poiché il giudice di merito ha preso come base per l'aumento la continuazione fondata su capi che riguardavano cocaina (art. 73, comma 1) e numerosi altri reati con la stessa natura; sul secondo motivo la Corte ha escluso la ricezione del motivo in sede di impugnazione perché la pena era stata irrogata in sede di patteggiamento, rendendo la deduzione sul trattamento sanzionatorio non ammissibile in questa sede. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    La Corte ha osservato che alcuni capi erano materialmente richiamati al comma 1 anziché al comma 4, ma ha ritenuto che tale errore non abbia inciso sulla qualificazione e sul trattamento sanzionatorio perché la determinazione della pena è stata ancorata a reati (anche numerosi) relativi a cocaina ricompresi nel comma 1

  • art. 448, comma 2-bis c.p.p.

    La norma permette di impugnare questioni di errata qualificazione giuridica; la Corte però ha valutato il motivo come, in concreto, manifestamente infondato nel caso specifico

  • art. 616 c.p.p.

    art. 616 codice di procedura penale

    Applicata per disporre il pagamento, da parte del ricorrente, di una somma in favore della Cassa delle ammende in conseguenza della dichiarazione di inammissibilità

Massime di principio

  • Un errore materiale nella indicazione del comma di una norma di riferimento (es. comma 1 vs comma 4 dell'art. 73 DPR 309/1990) non comporta automaticamente la riforma se non ha inciso sulla qualificazione reale o sulla determinazione della pena (cioè se la pena è stata calcolata a partire da capi rilevanti sotto altro comma)
  • Quando la determinazione della pena deriva dalla continuazione basata su capi relativi a un certo tipo di sostanza (es. cocaina), la qualificazione errata di singoli capi riferibili ad altre sostanze può risultare priva di incidenza concreta sul complesso sanzionatorio
  • I mezzi di impugnazione relativi alla quantificazione della pena sono limitati quando la pena è il risultato di un patteggiamento: molte deduzioni sul trattamento sanzionatorio non sono ammissibili o non sono ricevibili in sede di appello contro il patteggiamento
  • Se si ritiene che l'errore di qualificazione abbia avuto concreta incidenza sulla legge applicabile (non solo sulla sola quantificazione), è essenziale dimostrare il nesso causale tra l'errore formale e l'effettiva diversa qualificazione/pena per ottenere accoglimento in sede di impugnazione
  • In casi simili è utile documentare fin da primo grado quale capo abbia effettivamente costituito la base del calcolo della pena e se vi sono reati 'ancoranti' (es. per continuazione): ciò permette di valutare se un errore materiale sia puramente formale o rilevante sul piano sostanziale

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