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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4336/2023 del 01/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza di appello per condanna per furto pluriaggravato. La ricorrente contestava: (1) il diniego delle circostanze attenuanti generiche, ritenendo che la Corte territoriale abbia valorizzato solo i precedenti penali e non valutato adeguatamente il fatto che vi fosse un unico precedente datato; (2) l'applicazione dell'aggravante della destrezza (art. 625 n.4 c.p.), sostenendo che l'imbrattamento del cappotto fosse mera presunzione e non prova di particolare astuzia; (3) l'applicazione dell'aggravante di cui all'art. 625 n.8 ter c.p. (furto ai danni di soggetto che ha appena fruito di servizi bancari), sostenendo l'assenza del requisito di immediatezza perché la vittima si era recata in un bar dopo il prelievo.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato integralmente. La Corte di Cassazione ha ritenuto non ammissibile/infondata la censura sul diniego delle attenuanti generiche, rilevando che la motivazione di merito era congrua e non manifestamente illogica e che il giudice di merito non deve esaminare tutti gli elementi purché punti a quelli ritenuti decisivi. Quanto alla destrezza (art. 625 n.4 c.p.), la Corte ha confermato l'applicazione dell'aggravante, richiamando il principio delle Sezioni Unite che richiede una condotta caratterizzata da particolari abilità, astuzia o avvedutezza e ritenendo soddisfatto tale requisito nella fattispecie (finta offerta di aiuto per indurre la vittima a togliersi il giaccone e sottrarre la busta). Infine, ha confermato l'aggravante di cui all'art. 625 n.8 ter c.p., precisando che la norma richiede un nesso di immediatezza temporale o, più in generale, un nesso di occasionalità/causalità di fatto tra il prelievo e il furto; non è necessaria la vicinanza spaziale al momento del prelievo. È stata inoltre disposta la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 625 cod. pen., n. 4 (destrezza)

    La circostanza aggravante sussiste quando l'agente compie, prima o durante l'impossessamento, una condotta caratterizzata da particolari abilità, astuzia o avvedutezza idonea a sorprendere o eludere la sorveglianza del detentore; non è sufficiente il mero approfittare di una disattenzione non provocata.

  • art. 625 cod. pen., n. 8-ter

    se il fatto è commesso nei confronti di persona che si trovi nell'atto di fruire ovvero che abbia appena fruito dei servizi di istituti di credito, uffici postali o sportelli automatici adibiti al prelievo di denaro

    La Corte interpreta la locuzione "abbia appena fruito" con riferimento primario all'immediatezza temporale ma anche in senso funzionale/causale: rientrano nell'aggravante i furti che si pongono in stretta correlazione con il prelievo e ne costituiscono l'occasione, anche se non avvenuti nello stesso luogo del prelievo.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    art. 173, comma primo, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per la sintesi dei motivi di ricorso in sede di legittimità; la Corte segnala i limiti di ammissibilità e di sindacato sui motivi di merito.

  • Legge 15 luglio 2009, n. 94, art. 3, comma 26

    Norma di riforma che ha introdotto l'aggravante di cui al n. 8-ter con la finalità di tutelare più severamente le vittime che, avendo appena fruito di servizi bancari/postali, sono in possesso di denaro o valori.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la liquidazione delle spese del procedimento; applicata per condannare la ricorrente al pagamento delle spese nel giudizio di cassazione.

  • Sezioni Unite, n. 34090 del 27/04/2017

    Giurisprudenza richiamata per il principio secondo cui la destrezza richiede condotte caratterizzate da abilità/astuzia; la Corte di legittimità conferma l'applicazione del principio al caso concreto.

Massime di principio

  • Il diniego delle attenuanti generiche è sindacabile in cassazione solo in presenza di evidenti vizi logici o di motivazione; il giudice di merito può motivare richiamando gli elementi ritenuti decisivi senza dover esaurire tutti gli elementi favorevoli o sfavorevoli.
  • L'aggravante della destrezza richiede una condotta attiva e astuta, posta prima o durante l'impossessamento, e non si esaurisce nell'approfittare di una passiva distrazione non provocata dalla condotta dell'agente; una simulazione d'aiuto per indurre la vittima a scoprire o rimuovere il bene può integrare la destrezza.
  • L'aggravante per furto ai danni di chi abbia appena fruito di servizi bancari (art. 625 n.8-ter) non richiede necessariamente la contemporanea presenza nel luogo del prelievo: è sufficiente un nesso di immediatezza temporale o una correlazione di fatto/occasionalità tra il prelievo e il furto, ossia quando il prelievo costituisce l'occasione per il reato.
  • Le decisioni di merito sulla sussistenza delle aggravanti e sulla valutazione fattuale godono di ampio apprezzamento e sono revocate in cassazione solo se manifestamente illogiche o contraddittorie; la difesa deve quindi mirare a dimostrare concrete lacune probatorie o illogicità manifeste nella motivazione.
  • In un caso simile, per la difesa è strategico: documentare tempi e spazi (cronologia del prelievo e del furto), provare l'assenza di condotte astute dell'agente, e contestare il nesso di causalità/occasionalità tra prelievo e furto; per l'accusa è importante dimostrare il collegamento temporale e la condotta artificiosa che ha reso possibile l'impossessamento.

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