Cassazione Penale, Sentenza n. 38385/2022 del 12/10/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva dichiarato inammissibile la richiesta di riesame del sequestro preventivo dell'alloggio popolare assegnato originariamente al nonno (LOI Orlando). Il MASER aveva contestato la legittimità del sequestro disposto dal GIP (9/11/2021) per i reati di cui agli artt. 633 e 639-bis c.p., deducendo assenza del fumus commissi delicti e del periculum in mora, e sostenendo di aver dimorato nell'immobile ininterrottamente dal 2/7/2002, di aver chiesto la voltura dopo la morte del nonno e di avere presentato domanda di assegnazione in regolarizzazione. In corso di causa è stato prodotto il provvedimento comunale (18/01/2022) che ha assegnato l'immobile al MASER.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo che mancassero gli elementi costitutivi del reato di invasione di edificio (art. 633 c.p.) alla luce della consolidata giurisprudenza che esclude la sussistenza del reato quando il soggetto abbia continuato a possedere l'immobile subentrando nella detenzione dell'ascendente assegnatario. La Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata e il decreto di sequestro preventivo; ha disposto la comunicazione al Procuratore Generale ai sensi dell'art. 626 c.p.p.
Norme richiamate
La norma tutela una situazione di fatto (la possesso dell'immobile) più che un diritto formale; la mera detenzione/possesso continuativo, specie se derivato da subentro rispetto a un ascendente assegnatario, non integra automaticamente il reato di invasione.
Norma richiamata nel capo di imputazione originario (attiene a specifiche condotte fraudolente correlate agli alloggi popolari); la Corte ha ritenuto però carente il fumus per le fattispecie contestate in relazione alla situazione di possesso del ricorrente.
Norma procedurale richiamata in ordine alla comunicazione da parte della Cancelleria al Procuratore Generale per gli adempimenti consequenziali all'annullamento del provvedimento.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (es. Sez. 2, n. 36733/2010; Sez. 2, n. 10254/2019; Sez. 1, n. 4306/1995)
Principio consolidato secondo cui il subentro della detenzione da parte di un ascendente o di un erede nel possesso di un immobile non integra automaticamente il reato di invasione; l'erede dell'assegnatario di un alloggio popolare è legittimato a chiedere il dissequestro e la restituzione all'avente diritto.
Massime di principio
- La condotta di chi continua a possedere un immobile dopo esservi subentrato rispetto a un ascendente assegnatario non costituisce automaticamente invasione: il reato di cui all'art. 633 c.p. tutela il disordine del possesso e richiede una valutazione del dolo e del periculum, non solo della mera detenzione.
- In caso di sequestro preventivo di un alloggio popolare, il giudice deve valutare il fumus commissi delicti anche alla luce della storia possessorio-familiare: possesso continuativo e documentabile (residenza, convivenza, domande di voltura o di assegnazione) indebolisce il fumus.
- La pendenza di una istanza amministrativa di assegnazione e/o un successivo provvedimento di regolarizzazione da parte del Comune rafforzano la posizione difensiva e possono determinare l'annullamento del sequestro quando comprovano la continuità del possesso.
- L'interesse ad impugnare (legittimazione al riesame) può sussistere per l'erede o per chi si è nel tempo instaurato nella detenzione dell'immobile; il giudice non può dichiarare inammissibile il riesame senza valutare la situazione di fatto e la documentazione probatoria sulla detenzione.
- Per difendersi efficacemente in situazioni analoghe, è importante produrre prova documentale di residenza continuativa, certificati anagrafici, istanze amministrative (volture, domande di assegnazione), e ogni documento che dimostri il carattere 'ereditario' o familiare del subentro nella detenzione.
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