Cassazione Penale, Sentenza n. 6925/2023 del 17/02/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la sentenza di appello su due profili: 1) violazione dell'art. 546 c.p.p. per carenza di motivazione rispetto ai motivi di appello, lamentando che la Corte non avrebbe esaminato criticamente la richiesta di esclusione delle circostanze aggravanti; 2) errata applicazione dell'art. 583, comma 2, c.p., sostenendo che la devitalizzazione di due incisivi non equivale alla loro avulsione e quindi non determinerebbe un 'indebolimento permanente' dell'organo della masticazione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto i motivi generici e volti a riproporre questioni di merito già ampiamente valutate dai giudici di merito, in violazione dell'art. 581 c.p.p., e quindi non consententi lo scrutinio di questa Corte. Sul profilo sostanziale relativo all'art. 583 comma 2, la Corte ha confermato l'orientamento giurisprudenziale per il quale anche una menomazione minima ma apprezzabile (es. sublussazione, spostamento, devitalizzazione) dell'apparato dentario integra l'indebolimento permanente dell'organo della masticazione. Nel caso concreto risultavano spostati due incisivi centrali e test di vitalità negativi; pertanto l'aggravante è stata ritenuta legittima. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare €3000,00 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Norma che definisce il delitto di lesioni personali; applicata dalla Corte come quadro normativo della condotta accertata.
art. 583 cod. pen., n. 2 (comma 2)
Interpretata nel senso che integra l'aggravante dell'indebolimento permanente dell'organo ogni menomazione apprezzabile della potenzialità di un organo o senso: anche spostamento, sublussazione o devitalizzazione di denti possono configurarla.
Riferimento alla recidiva quale circostanza considerata in sede di determinazione della pena; la Corte ha valutato le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti e alla recidiva.
Richiama il dovere del giudice di motivare rispetto alle questioni dedotte in appello; il ricorrente lamentava la mancata esposizione critica, ma la Cassazione ha ritenuto la questione riproposta in modo generico.
Richiede motivi di ricorso specifici e dettagliati contro la decisione impugnata; la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per genericità e per tentativo di riesame del merito, in violazione di tale obbligo.
Massime di principio
- In Cassazione i motivi devono essere specifici e dettagliati (art. 581 c.p.p.); censure generiche o la semplice richiesta di riconsiderare il merito sono inammissibili.
- Quando primo e secondo grado di giudizio concordano in un'analisi motivata e coerente degli elementi di prova, la Cassazione non sostituisce la propria valutazione dei fatti salvo evidente errore di diritto o vizio motivazionale.
- Ai fini dell'aggravante per indebolimento permanente dell'organo (art. 583 n.2 c.p.), la giurisprudenza ritiene sufficiente anche una menomazione apprezzabile dell'apparato dentario (es. spostamento, sublussazione, devitalizzazione), indipendentemente dalla possibilità di protesi o ripristino.
- Nel proporre appelli o ricorsi occorre documentare puntualmente i profili di illegittimità giuridica e non limitarsi a prospettare alternative interpretative dei fatti; il rischio è non solo l'inammissibilità ma anche l'imposizione di sanzioni pecuniarie per dolo o colpa nel ricorso.
- Se si contesta l'applicazione di un'aggravante basata su lesioni a organi sensibili (es. denti), è utile produrre consulenze tecniche o prove medico-legali mirate a smentire la sussistenza di un 'indebolimento permanente' per contrastare efficacemente la valutazione dei giudici di merito.
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