Cassazione Penale, Sentenza n. 21601/2024 del 30/05/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha proposto il rimedio ex art. 625-bis c.p.p. deducendo un errore di fatto percettivo della Corte di cassazione: secondo la difesa la Corte avrebbe riportato che il collaboratore Liuzzi avesse dichiarato che "Barcella era uomo di fiducia di Ferrante Francesco" senza tener conto che tale affermazione si riferiva, a loro avviso, esclusivamente alla "attività lavorativa" del ricorrente.
La decisione
Il giudice ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e quindi inammissibile. Ha ritenuto che non sussista un errore percettivo rilevante ai sensi dell'art. 625-bis c.p.p.: la Corte aveva utilizzato la citata affermazione del collaboratore solo in termini incidentali per confermare l'attendibilità e rafforzare un compendio probatorio già solido, e la motivazione complessiva della sentenza impugnata è risultata adeguata. Per l'inammissibilità è stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.
Norme richiamate
Il rimedio è applicabile solo per un errore di fatto percettivo consistente in una svista o equivoco della Corte nella lettura degli atti che abbia effettivamente determinato una decisione diversa; non ricomprende errori di giudizio o di interpretazione giuridica.
Consente la condanna del ricorrente al pagamento di una somma alla cassa delle ammende quando il ricorso è inammissibile per cause imputabili al ricorrente; nel caso è stata irrogata la somma di euro 3.000 per i profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
Norma sostanziale relativa all'associazione di tipo mafioso: citata perché il ricorrente era stato condannato per reati connessi a tale fattispecie e a reati in materia di armi, oggetto della precedente cognizione.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sezioni Unite, es. Sez. U n. 18651/2015, Sez. U n. 16103/2002, altresì richiamate altre pronunce)
Sez. U n. 18651 del 26/03/2015; Sez. U n. 16103 del 27/03/2002; Sez. U n. 37505 del 14/07/2011; e altre
I principi consolidati chiariscono la nozione di errore di fatto percettivo, escludono dall'ambito di applicazione del 625-bis gli errori di giudizio e gli errori di diritto e precisano che l'errore percettivo può riguardare qualsiasi dato fattuale solo se determinante per la decisione.
Massime di principio
- Il rimedio ex art. 625-bis c.p.p. è riservato a errori di percezione dei fatti (svista o equivoco nella lettura degli atti) che abbiano effettivamente inciso sulla decisione; non copre valutazioni o interpretazioni probatorie.
- Se la presunta svista è meramente incidentale e la decisione poggia su un compendio probatorio autonomamente solido, il ricorso per errore di fatto sarà probabilmente dichiarato inammissibile.
- Gli errori di diritto o le diverse valutazioni dell'attendibilità di un teste vanno impugnati con i rimedi ordinari e non con il procedimento straordinario ex art. 625-bis.
- La dichiarazione di inammissibilità può comportare condanne alle spese e sanzioni pecuniarie (art. 616 c.p.p.) se l'inammissibilità è imputabile al comportamento colposo del ricorrente.
- Prima di proporre un ricorso per errore di fatto è importante dimostrare chiaramente la natura percettiva dell'errore e il suo concreto effetto sulla decisione impugnata, fornendo riferimenti testuali precisi e non interpretazioni valutative.
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