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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30714/2022 del 04/08/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte d'appello di Messina che aveva confermato la responsabilità di Bonanno per partecipazione ad associazione finalizzata al narcotraffico (capo A) e per plurimi fatti di cui all'art. 73 d.P.R. n. 309/1990 (capo E), contestando in particolare: l'erronea identificazione del Bonanno quale soggetto beneficiario degli approvvigionamenti gestiti dal cugino Filippo Cannavò; l'insufficienza e l'inconsistenza delle intercettazioni e della loro interpretazione; l'assenza di contatti diretti a causa della misura degli arresti domiciliari; la mancanza di elementi idonei a dimostrare un accordo stabile e un contributo consapevole alla consorteria; vizio di motivazione in ordine alla pena e mancato riconoscimento delle attenuanti generiche per la marginalità del ruolo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto le doglianze aspecifiche e non indicate nei termini necessari per evidenziare vizi logici dell'argomentazione della Corte territoriale. La Cassazione ha condiviso la valutazione del merito circa la portata probatoria delle intercettazioni (in particolare contatti dell'11 e 12 febbraio 2016), il servizio di osservazione e la centralità del ruolo del cugino Cannavò come intermediario che agiva nell'interesse del Bonanno, nonché le visite degli Arena nonostante lo stato di restrizione. Ha altresì escluso che le censure sulla quantificazione della pena siano proponibili in sede di legittimità come semplice revisione del merito. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese ai sensi dell'art. 616, comma 1, c.p.p.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309/1990, art. 73

    art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990

    Norma incriminatrice relativa al traffico di stupefacenti; è stata applicata per qualificare i singoli fatti di acquisto e detenzione contestati al capo E) e per inquadrare l'attività del gruppo associativo.

  • Codice di procedura penale, art. 616, comma 1

    art. 616, comma 1, cod. proc. pen.

    Norma che disciplina le conseguenze dell'inammissibilità del ricorso in Cassazione, utilizzata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione è inammissibile quando il ricorso propone censure aspecifiche o si limita a chiedere una rivalutazione dei fatti senza indicare vizi logici o di diritto precisi.
  • Le intercettazioni, se lette nel loro contesto e corroborate da osservazioni e altri elementi fattuali (es. visite, rapporti di parentela, fibrillazioni per ritardi di pagamento), possono costituire base sufficiente per l'identificazione e la partecipazione a un'associazione di narcotraffico.
  • La limitazione della libertà personale (es. arresti domiciliari) non esclude a priori la possibilità di essere partecipe di attività illecite se emergono contatti, intermediari e condotte che connettano il soggetto all'organizzazione.
  • Per impugnare efficacemente una decisione di merito è necessario evidenziare errori logici specifici, contraddizioni o omissioni decisionali; semplici interpretazioni alternative del materiale probatorio sono in genere insufficienti in Cassazione.
  • Le doglianze sulla quantificazione della pena o sul mancato riconoscimento di attenuanti, se si fondano su una rivalutazione del fatto, tendono a essere ritenute inammissibili in sede di legittimità salvo che non si evidenzino vizi formali o giuridici nella motivazione.
  • Il comportamento di un intermediario può essere imputato al soggetto per il quale agisce quando emergono prove che dimostrano il rapporto continuativo, la rappresentanza effettiva o la funzione centrale rispetto all'approvvigionamento e alla distribuzione.

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