Cassazione Penale, Sentenza n. 3116/2023 del 25/01/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Napoli che aveva respinto il riesame avverso il decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP il 18/01/2022. Il sequestro era diretto e per equivalente del provento del reato di usura aggravata dal metodo mafioso, per complessivi 137.726 euro. La difesa deduceva violazione degli artt. 240-bis c.p. e 321 c.p.p., sostenendo che il Tribunale aveva errato nella qualificazione del sequestro come sequestro per equivalente ex art. 322-ter c.p., mentre il GIP avrebbe posto un vincolo ai sensi degli artt. 321 c.p.p. e 240-bis c.p.; la difesa lamentava inoltre l'assenza di adeguata motivazione sull'accertamento della sproporzione tra i redditi leciti dell'imputato e il bene sequestrato, richiesta dalla giurisprudenza per il sequestro finalizzato alla confisca ai sensi dell'art. 240-bis c.p.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per rinuncia ai motivi comunicata dal difensore il 19/10/2022. Il Tribunale ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 1.500 in favore della cassa delle ammende, riducendo l'importo dell'ammenda in considerazione della rinuncia intervenuta a ridosso dell'udienza. Sul merito delle questioni sostanziali (qualificazione del sequestro e valutazione della sproporzione) il Tribunale non si è pronunciato a seguito dell'inammissibilità.
Norme richiamate
Norma richiamata dalla difesa: il sequestro preventivo finalizzato alla confisca ex art. 240-bis presuppone l'accertamento della sproporzione tra beni e redditi leciti. Nel caso il Tribunale non ha esaminato il merito per effetto della rinuncia, quindi non vi è stata una pronuncia applicativa sulla norma
Richiamato dalla difesa come possibile fondamento del vincolo posto dal GIP; la questione era se il GIP avesse operato ai sensi delle norme procedurali sul sequestro, ma il Tribunale non ha deciso la questione per inammissibilità del ricorso
Citato dalla difesa nella critica alla qualificazione del sequestro come 'per equivalente'. La doglianza era che il Tribunale avrebbe erroneamente trattato il provvedimento come sequestro per equivalente ex art. 322-ter, mentre la difesa sosteneva che si trattava di un sequestro finalizzato alla confisca ex art. 240-bis
Massime di principio
- La rinuncia ai motivi di impugnazione rende inammissibile il ricorso e impedisce che il giudice si pronunci sul merito: se si vuole ottenere una pronuncia di merito è necessario non rinunciare prima della decisione.
- La rinuncia tardiva può comunque comportare condanna alle spese e al pagamento di una somma a titolo di ammenda, ma il giudice può ridurre tale somma se la rinuncia avviene a ridosso dell'udienza.
- Per i sequestri preventivi finalizzati alla confisca ex art. 240-bis c.p. è decisivo l'accertamento della sproporzione tra i beni e i redditi leciti: la difesa deve proporre e documentare specifiche censure e prove su tale parametro, pena l'irrilevanza della doglianza.
- È importante distinguere la qualificazione del provvedimento (sequestro per equivalente ex art. 322-ter c.p. vs sequestro finalizzato alla confisca ex art. 240-bis c.p.) e dedurre con chiarezza le conseguenze giuridiche di ciascuna qualificazione: la diversa qualificazione incide sugli oneri probatori e sui limiti della misura.
- Se si contesta la motivazione del GIP (es. mancato accertamento della sproporzione), la censura deve essere tempestiva e non abbandonata mediante rinuncia, altrimenti il rimedio processuale viene meno.
- La richiesta del Pubblico Ministero di dichiarare l'inammissibilità può essere accolta dal giudice se effettivamente vi è rinuncia sostanziale ai motivi; in questo caso le questioni procedurali e sostanziali restano incise e non risolte in sede di merito.
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