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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8245/2025 del 27/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Grasso impugnava la sentenza della Corte di appello di Messina che lo aveva ritenuto responsabile di più reati (tra cui, in appello, il reato di traffico di influenze illecite ex art. 346-bis). I motivi di ricorso contestavano: la configurabilità del reato di traffico di influenze in continuità normativa con il precedente rilievo di millantato credito; la qualificazione di vari episodi come truffa nonostante consegne controllate e segnalazioni alle forze di polizia; l'assorbimento della truffa nel millantato credito abrogato; carenza e vizio di motivazione e mancanza di prova certa; e la lesione dei criteri di determinazione della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente al primo motivo: ha annullato senza rinvio la parte della sentenza di appello che aveva qualificato il fatto come traffico di influenze illecite ex art. 346-bis, ritenendo che non sussista continuità normativa con il reato di millantato credito 'corruttivo' (abrogato dalla legge n.3 del 2019) e che dunque quei capi (B, D, G, M, O) vadano annullati perché il fatto non è più previsto come reato. Ha però respinto gli altri motivi: ha ritenuto lecita la qualificazione di truffa e tentata truffa malgrado la "consegna controllata" e ha escluso l'assorbimento della truffa nell'istituto abrogato, confermando la responsabilità per truffa, tentata truffa e sostituzione di persona; ha dichiarato inammissibili le censure di merito sulla valutazione probatoria. Ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Messina per la rideterminazione della pena in relazione ai reati definitivamente accertati e ha condannato Grasso al rimborso delle spese processuali sostenute dalle parti civili.

Norme richiamate

  • art. 346-bis cod. pen.

    modificato dalla legge 9 gennaio 2019, n. 3

    La Cassazione ha ritenuto che non possa essere ricondotto per mera continuità normativa al reato di millantato credito abrogato: la nuova fattispecie non ha continuità automatica con l'abrogata e non può essere applicata agli stessi fatti se ciò comporta un mutamento sostanziale non previsto all'epoca del fatto

  • art. 346, comma 2, cod. pen. (millantato credito "corruttivo")

    abrogato dall'art. 1, comma 1, lett. s), legge n. 3 del 2019

    La disciplina abrogata non è più applicabile; le condotte in passato descritte da questa norma possono comunque integrare, se sussistenti tutti gli elementi, il reato di truffa

  • legge 9 gennaio 2019, n. 3

    introduce modifiche al Titolo sul delitto contro la pubblica amministrazione e abroga alcune norme

    Ha introdotto l'art. 346-bis e ha abrogato la fattispecie di millantato credito corruttivo; la Corte ricorda che la novella non determina automaticamente continuità normativa con l'originaria fattispecie

  • art. 640 cod. pen. (truffa)

    I giudici hanno ritenuto provata la truffa e la tentata truffa: la 'consegna controllata' non esclude la natura truffaldina se gli artifici e i raggiri, valutati ex ante, sono idonei a trarre in inganno la vittima

  • art. 56 cod. pen. (tentativo)

    Applicazione del principio secondo cui la condotta interrotta o non perfezionatasi può integrare il tentativo di reato quando manchi l'evento ma sussistano atti idonei diretti in modo non equivoco alla consumazione

  • art. 356 cod. pen.

    Citato in relazione al concorso tra reati; la Corte ha ritenuto infondata l'argomentazione secondo cui la truffa debba essere assorbita nel millantato credito ora abrogato

  • art. 494 cod. pen. (sostituzione di persona)

    La responsabilità per il reato di sostituzione di persona è stata confermata per i fatti accertati

  • art. 530, comma 2, cod. proc. pen.

    Denuncia la carenza di prova; la Corte ha ritenuto inammissibili le censure che chiedevano una rivalutazione del materiale probatorio già esaminato in merito, perché la Cassazione non è sede di rinnovazione del giudizio di merito

  • art. 133 cod. pen. (determinazione della pena)

    La Corte ha disposto la rideterminazione della pena da parte della Corte d'appello in relazione ai capi di imputazione che restano definitivi, applicando i criteri previsti dall'articolo

  • Sez. U. n. 19357 del 29/02/2024 (principio di diritto)

    principio secondo il quale non sussiste continuità normativa tra l'art. 346-bis e l'art. 346 comma 2 abrogato

    Giurisprudenza di legittimità che ha chiarito che le condotte un tempo ricomprese nel millantato credito 'corruttivo' possono essere valutate come truffa solo quando siano formalmente contestati e accertati tutti gli elementi della diversa fattispecie

Massime di principio

  • Una modifica normativa che introduce una nuova fattispecie (es. art. 346-bis) non implica automaticamente continuità con una fattispecie abrogata: bisogna verificare la corrispondenza degli elementi costitutivi e la non retroattività sostanziale
  • La soppressione di un reato per legge non esclude che le stesse condotte possano essere perseguite sotto diversa qualificazione (es. truffa), purché tutti gli elementi della nuova fattispecie siano accertati
  • La 'consegna controllata' non elimina di per sé la natura truffaldina della condotta: rileva l'idoneità, valutata ex ante, degli artifici e raggiri a ingannare la vittima
  • La Corte di Cassazione non è competente a rinnovare la valutazione del merito probatorio; può sindacare la motivazione solo nei limiti della stabilità argomentativa e della correttezza logico-giuridica
  • In caso di annullamento parziale senza rinvio per reati ormai non previsti dalla legge, il giudice deve dichiarare l'estinzione del reato e, se permangono condanne per altri capi, disporre la rideterminazione della pena

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