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Sentenza

Sentenza n. 7627/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 3

Giustizia amministrativa202503547

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: sentenza del TAR Campania, Napoli, Sez. V, che aveva respinto il ricorso contro il decreto del Questore di Napoli del 10 febbraio 2021, recante diniego della nomina a rappresentante nell’esercizio del commercio di oggetti preziosi

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

La controversia

L’appellante aveva impugnato la sentenza del TAR Campania che aveva respinto il ricorso contro il diniego della nomina a rappresentante nell’attività di commercio di oggetti preziosi svolta per conto di una società. Il diniego era fondato su un giudizio di inaffidabilità dell’interessata, formulato in base agli artt. 11 e 127 del r.d. n. 773/1931 e riferito al suo contesto familiare e relazionale. In appello sono stati dedotti l’erroneità della sentenza, il difetto di istruttoria e di motivazione del provvedimento e la violazione dell’art. 10-bis della legge n. 241/1990. Nelle more, l’amministrazione ha rilasciato l’autorizzazione richiesta e l’appellante ha dichiarato soddisfatto il proprio interesse sostanziale, insistendo soltanto per la regolazione delle spese.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha dichiarato cessata la materia del contendere, senza esaminare nel merito i motivi d’appello, poiché il rilascio sopravvenuto dell’autorizzazione ha soddisfatto l’interesse sostanziale pretensivo dell’appellante e fatto venir meno il suo interesse processuale a una decisione sul merito. Ha respinto la richiesta di applicare la soccombenza virtuale e ha compensato integralmente le spese del grado: il rilascio del titolo, intervenuto nell’ambito di valutazioni discrezionali e a considerevole distanza temporale dal diniego, non dimostrava l’evidente infondatezza della posizione difensiva dell’Amministrazione.

Norme richiamate

  • artt. 11 e 127 r.d. 18 giugno 1931, n. 773

    Il diniego era motivato in ragione del giudizio di inaffidabilità formulato dall’Autorità di pubblica sicurezza ai sensi degli artt. 11 e 127 del r.d. n. 773 del 1931, avuto riguardo al contesto familiare e relazionale dell’interessata.

    Il provvedimento menziona queste disposizioni come base del giudizio di inaffidabilità posto a fondamento del diniego, ma la sentenza non ne interpreta né valuta nel merito l’applicazione.

  • art. 10-bis l. 7 agosto 1990, n. 241

    Con l’appello sono stati dedotti l’erroneità della sentenza impugnata, il difetto di istruttoria e motivazione del provvedimento gravato, nonché la violazione dell’art. 10bis della legge n. 241 del 1990.

    La disposizione è indicata soltanto come oggetto di un motivo d’appello; la cessazione della materia del contendere ha impedito al giudice di pronunciarsi sulla dedotta violazione.

Massime di principio

  • Il rilascio sopravvenuto del titolo richiesto, quando soddisfa integralmente l’interesse sostanziale pretensivo del ricorrente, determina la cessazione della materia del contendere e fa venir meno l’interesse processuale alla decisione sul merito.
  • Il rilascio sopravvenuto di un’autorizzazione, intervenuto nell’esercizio di valutazioni discrezionali e a considerevole distanza temporale dal provvedimento impugnato, non prova di per sé l’evidente infondatezza della difesa dell’Amministrazione e non impone l’applicazione della soccombenza virtuale.

Come è indicizzato

IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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