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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4515/2023 del 02/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Gallo impugna l'ordinanza che ha confermato la custodia in carcere per i reati di riciclaggio (art. 648-bis c.p., capo A) e violazioni tributarie (art. 2 D.Lgs. n.74/2000, capo B). Contestava la sussistenza di gravi indizi e la motivazione sulla presunta consapevolezza dell'origine illecita dei soldi, sostenendo che i bonifici erano disposti nell'ambito di normali rapporti contrattuali tra la sua datrice di lavoro Femar Vini s.r.l. e Henea production s.r.l., che non vi erano prove della riconsegna di contante e che la misura cautelare era manifestamente sproporzionata e non necessaria, potendosi adottare misure meno afflittive o valutare la sospensione condizionale della pena.

La decisione

La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale del Riesame abbia adeguatamente motivato la sussistenza della gravità indiziaria basandosi su intercettazioni, riscontri finanziari e dichiarazioni di collaboratori di giustizia che collegano i flussi di denaro al clan D'Amico-Mazzarella e la loro ripulitura tramite fatture e bonifici tra Femar Vini e Henea. È stato ritenuto logico ed adeguato il quadro indiziario e la valutazione del rischio di reiterazione, nonché l'esclusione dell'idoneità di misure meno afflittive. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000,00 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 648-bis cod. pen.

    Il reato di riciclaggio è stato contestato sulla base della creazione di contratti e flussi finanziari fittizi per giustificare trasferimenti di denaro di provenienza illecita; la Corte ritiene che la connessione tra flussi, sovrafatturazione e consegne di contante possa integrare gravi indizi della partecipazione all'attività di 'ripulitura' del denaro

  • art. 2 D.Lgs. n.74/2000

    Usato in relazione a operazioni societarie e fatturazioni fittizie finalizzate a evadere il fisco; gli accertamenti finanziari e l'assenza di struttura operativa della Henea sono stati ritenuti indici della fittizietà delle operazioni

  • art. 273 c.p.p.

    La norma sul requisito dei 'gravi indizi' per le misure cautelari è stata applicata come criterio di valutazione: la motivazione del giudice di merito deve dimostrare adeguatamente la gravità, completezza, adeguatezza e logicità degli indizi; la Corte di Cassazione controlla solo la correttezza logico-giuridica della motivazione e non può sostituirsi alla valutazione del merito

  • art. 416-bis cod. pen. (richiamato)

    L'aggravante di associazione di stampo mafioso è stata esclusa nel caso, e la Corte ha ricordato che l'esistenza o meno di tale aggravante non obbliga il giudice cautelare a motivare sulla non applicabilità della sospensione condizionale della pena quando sussistono esigenze cautelari di prevenzione della reiterazione

Massime di principio

  • In materia di misure cautelari la valutazione del peso degli indizi è prerogativa del giudice di merito; in Cassazione è sindacabile solo il rispetto della logica e della completezza motivazionale, non la diversa valutazione delle stesse emergenze.
  • La presenza di contratti, fatture e flussi finanziari anomali che non trovano riscontro nella struttura o nell'attività dichiarata di una società può costituire un grave indizio di riciclaggio se coordinata con intercettazioni e riscontri patrimoniali.
  • La consapevolezza dell'origine illecita del denaro può essere desunta anche da elementi comportamentali (consegne di contante, modalità e tempi dei trasferimenti) e dalle comunicazioni intercettate, purché la motivazione colleghi tali elementi in modo logico.
  • Per impugnare con successo una misura cautelare è necessario non limitarsi a proporre una alternativa interpretativa, ma indicare specifici vizi logici o omissioni della motivazione del giudice di merito ovvero nuovi elementi di fatto non considerati.
  • Il giudice non è tenuto a replicare punto per punto tutte le deduzioni difensive; è sufficiente che emerga chiaramente l'iter logico decisorio e che le deduzioni incompatibili siano implicitamente disattese.
  • Quando sussiste un concreto rischio di reiterazione e la complessità/organizzazione dell'attività illecita non può essere efficacemente controllata con misure meno afflittive, il carcere può essere ritenuto necessario; l'eventuale possibilità futura di sospensione condizionale della pena non elimina automaticamente l'esigenza cautelare attuale.

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