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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16178/2024 del 18/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano l'ordinanza della Corte d'appello di Palermo che aveva rigettato la richiesta di sospensione e revoca dell'ingiunzione a demolire esecutiva della sentenza n. 712/2006. Denunciano violazione di legge e travisamento della prova per aver ritenuto artificioso il frazionamento delle domande di condono presentate per porzioni dello stesso immobile; contestano l'accertamento dei giudici circa la titolarità delle domande (sostenendo che il condono dell'appartamento al piano terra era stato richiesto da D'Alba Antonino e non da D'Alba Guglielmo), la tempestività e la legittimazione dei richiedenti alla data di presentazione delle domande, l'errata valutazione dei limiti volumetrici e l'incompatibilità dell'ordine di demolizione con i provvedimenti comunali di condono rilasciati. Inoltre lamentano che il giudice dell'esecuzione non abbia disposto la nomina di un consulente tecnico d'ufficio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto corretta la valutazione della Corte di appello secondo cui, al momento della presentazione delle domande di condono, non risultava in capo a D'Alba Antonino e D'Alba Guglielmo una titolarità esclusiva e distinta delle singole unità, configurandosi così un frazionamento artificioso delle istanze volto ad eludere i limiti volumetrici per la sanabilità. I ricorrenti non hanno fornito prove specifiche a sostegno della loro tesi di acquisizione della titolarità esclusiva antecedente alle domande. La Cassazione ha confermato che il giudice dell'esecuzione deve verificare la legittimazione del beneficiario al momento della presentazione della domanda e ha ritenuto non superati i rilievi sulla non corrispondenza dei grafici alle condizioni di fatto accertate. Conseguentemente i ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e a pagare, in via equitativa, euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • DPR 06/06/2001 n. 380 (Testo Unico Edilizia) art. 36

    L'art. 36 disciplina la procedura di sanatoria (permesso in sanatoria) e delimita i soggetti legittimati e i termini per la proposizione della domanda; la Corte evidenzia che la legittimazione è peculiare rispetto al condono e va valutata al momento della domanda.

  • D. L. 269/2003, art. 32 comma 25 (convertito legge 326/2003)

    Stabilisce che per il 'terzo condono' si applicano le norme dei capi IV e V della legge n. 47/1985 e successive modifiche; incide sulla disciplina dei soggetti legittimati alla domanda di condono.

  • Legge 28/02/1985 n. 47 (capi IV e V), artt. 6 e 38 comma 5

    La giurisprudenza richiamata interpreta tali disposizioni nel senso che possono proporre domanda di condono, tra gli altri, il proprietario, il titolare della concessione, il committente, il costruttore e il direttore dei lavori; in comproprietà, la presentazione di istanze separate senza divisione formale può essere considerata frazionamento artificioso.

  • Legge 23/12/1994 n. 724, art. 39 comma 6

    Richiamata come norma integrativa alla disciplina del condono applicabile al terzo condono; conferma i criteri di individuazione dei soggetti legittimati già elaborati per i precedenti condoni.

  • Sentenza Corte Costituzionale 13/06/2000 n. 186

    Richiamata in relazione alla valutazione sulla regolarità procedurale e al principio che rileva nella determinazione di eventuali sanzioni pecuniarie; la Cassazione la menziona nell'ambito della determinazione dell'ammenda equitativa.

  • Cass. pen., Sez. 3, n. 37470 del 22/05/2019 (Rv. 277668-01)

    Precedente che stabilisce i poteri del giudice dell'esecuzione nella verifica della legittimità dell'atto di sanatoria (es.: legittimazione, tempestività, requisiti strutturali e territoriali).

  • Cass. pen., Sez. 3, n. 30059 del 16/05/2018 (Rv. 273760-01)

    Giurisprudenza citata sull'individuazione dei soggetti legittimati alla presentazione dell'istanza di condono (esclusione dei figli del proprietario salvo successione).

  • Cass. pen., Sez. 3, n. 27977 del 04/04/2019 (Rv. 276084-01)

    Affermata l'illegittimità del frazionamento artificioso delle domande di condono per piani diversi di un medesimo immobile non formalmente divisio, al fine di eludere limiti volumetrici.

Massime di principio

  • Il giudice dell'esecuzione ha il potere e il dovere di verificare la legittimazione del titolare del provvedimento di condono al momento della presentazione della domanda; la legittimazione tardiva o successiva non sanifica una domanda presentata da diverso titolare.
  • Se il bene è in comproprietà e non è stata formalmente effettuata la divisione o costituito diritto esclusivo su porzioni distinte, la presentazione di domande di condono separate da differenti soggetti può essere considerata un frazionamento artificioso e rifiutata per elusione dei limiti di volumetria ammessi per la sanatoria.
  • La prova della titolarità esclusiva antecedente alla domanda grava sul ricorrente; mere asserzioni generiche non sono sufficienti a superare gli accertamenti del giudice di merito.
  • Le difformità tra grafici/planimetrie allegate alle domande e lo stato di fatto riscontrato dal tecnico d'ufficio o dalla Procura costituiscono elemento di peso in sede di verifica della legittimità della sanatoria.
  • In simili controversie è importante chiedere tempestivamente e motivatamente l'espletamento di consulenze tecniche (CTU) e produrre documentazione probatoria chiara sulla titolarità e sulla congruità delle volumetrie; l'omessa richiesta o la mancata produzione può indebolire la posizione del richiedente.
  • Per evitare il rischio di inammissibilità o di qualificazione come frazionamento artificioso, in caso di proprietà indivisa è preferibile regolarizzare preventivamente la divisione o procedere con un'unica istanza di sanatoria per l'intera unità immobiliare.

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