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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37134/2022 del 30/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Lettieri impugna in Cassazione la sentenza della Corte d'Appello di Napoli del 14/06/2021 che aveva riformato la sentenza di primo grado e assolto D'Amato perché il fatto non sussisteva per il reato di diffamazione aggravata (artt. 81 e 595 co. 3 c.p.), relativa a dichiarazioni rese il 23/05/2011 durante la trasmissione televisiva L'Infedele e il 25/05/2011 sul quotidiano Il Mattino. La Corte territoriale aveva ritenuto le affermazioni valutazioni e interpretazioni personali su fatti di pubblico interesse, rispettose del limite della continenza e ricomprese nella scriminante del diritto di critica politica ex art. 51 c.p. Lettieri deduceva vizi di motivazione: insufficiente confutazione delle argomentazioni del primo giudice e errata interpretazione della scriminante (sosteneva che la critica lecita richiede anche una riproduzione corretta e veritiera della realtà).

La decisione

Il difensore di Lettieri ha rinunciato al ricorso il 07/07/2022 mediante procura speciale trasmessa via PEC. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per intervenuta rinuncia (atto formale, irrevocabile e recettizio ai sensi dell'art. 589 c.p.p.), ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e a versare Euro 500,00 alla cassa delle ammende. Di conseguenza resta ferma l'assoluzione resa dalla Corte d'Appello.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    Richiamato in relazione alla natura della fattispecie (concorsi o aggravazioni fra reati), come norma richiamata nell'imputazione per diffamazione aggravata

  • art. 595 co. 3 cod. pen.

    art. 595, comma 3, cod. pen.

    Norma sulla diffamazione aggravata commessa mediante stampa o altri mezzi di pubblicità; oggetto della contestazione originaria

  • art. 51 cod. pen.

    Usata dalla Corte d'Appello come scriminante: le affermazioni sono state ritenute esercizio del diritto di critica politica, consistenti in valutazioni personali e rispettose del limite della continenza, quindi non punibili

  • art. 589 c.p.p.

    Regola le forme della rinuncia all'impugnazione; la rinuncia è atto formale, irrevocabile e recettizio che rende inammissibile il ricorso

  • art. 591 c.p.p., comma 1, lett. d)

    art. 591 c.p.p., comma 1, lett. d)

    Motivo di inammissibilità dell'impugnazione richiamato dalla Corte in conseguenza della rinuncia formale

  • art. 122 c.p.p.

    Richiamato in relazione alla procura speciale conferita al difensore che ha sottoscritto la rinuncia, a dimostrazione della legittimazione a compiere l'atto

Massime di principio

  • Distinguere chiaramente tra affermazioni di fatto (verificabili) e valutazioni/opinioni: le seconde, specie se riguardano temi di pubblico interesse e sono espresse entro i limiti della continenza, possono rientrare nella legittima critica politica e non configurare diffamazione
  • La legittima critica su personaggi pubblici ha una maggiore tolleranza: l'onere della prova della verità grava in genere sulla parte che contesta fatti concreti, mentre le valutazioni soggettive sono più protette
  • Perché una critica sia scriminata non è sempre richiesto solo il rispetto della continenza: i giudici valutano caso per caso l'aggancio ai fatti e la correttezza della rappresentazione dei fatti (argomentazione che il ricorrente aveva prospettato come necessaria)
  • Proceduralmente, la rinuncia all'impugnazione è formale, irrevocabile e impedisce la valutazione del merito in Cassazione: deve essere resa nelle forme previste (procura speciale, notifiche/PEC) e comporta conseguenze economiche (spese e eventuale somma alla cassa delle ammende)
  • In situazioni simili è importante documentare e distinguere le affermazioni: chi agisce per diffamazione deve dimostrare che le dichiarazioni erano affermazioni di fatto false e non semplici giudizi o rimostranze critiche

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