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Cassazione Penale, Ordinanza n. 23307/2025 del 23/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Roma del 16/10/2024. Il primo motivo deduceva violazione di legge per il mancato accoglimento della richiesta di derubricazione del fatto dal delitto di rapina (art. 628 c.p.) a quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone (art. 393 c.p.), sostenendo in sostanza l'esistenza di un credito legittimo. La Corte di cassazione ha rilevato che la censura riproduceva argomenti già formulati in appello e già disattesi, senza un effettivo confronto con la motivazione della sentenza impugnata, e quindi con motivi solo apparenti e non specifici. Il secondo motivo contestava il diniego delle circostanze attenuanti generiche; la Corte lo ha ritenuto manifestamente infondato perché la motivazione d'appello valorizzava elementi ostativi ritenuti decisivi, cioè i precedenti penali dell'imputato e la sua mancanza di resipiscenza. Nello stesso motivo veniva anche contestata la recidiva, ma la Corte ha ritenuto corretta la valutazione di merito, richiamando il criterio dell'esame concreto del rapporto tra il fatto per cui si procede e i precedenti penali, alla luce dell'art. 133 c.p., per verificare la persistenza di una inclinazione al delitto.

Norme richiamate

  • art. 628 c.p.

    Norma invocata dal ricorrente come fattispecie di rapina da derubricare, ma la Corte non accoglie la tesi perché manca un credito legittimo tale da giustificare la diversa qualificazione del fatto.

  • art. 393 c.p.

    Norma evocata per sostenere la riqualificazione del fatto in esercizio arbitrario delle proprie ragioni; la Corte esclude la derubricazione per insussistenza di un credito legittimo.

  • art. 591, comma 1, lett. c), c.p.p.

    Il primo motivo è ritenuto inammissibile perché privo dei requisiti di specificità e di effettivo confronto con la decisione impugnata.

  • art. 133 c.p.

    Richiamato quale parametro per valutare in concreto la recidiva, in rapporto ai precedenti penali e alla capacità criminosa desumibile dal comportamento pregresso.

  • art. 62-bis c.p.

    Norma implicata nel diniego delle circostanze attenuanti generiche, ritenuto adeguatamente motivato sulla base di precedenti condanne e assenza di resipiscenza.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione è inammissibile quando ripropone pedissequamente censure già dedotte in appello senza confrontarsi specificamente con la motivazione della sentenza impugnata.
  • La richiesta di derubricazione da rapina a esercizio arbitrario delle proprie ragioni presuppone la configurabilità di un credito legittimo in capo all'agente; in mancanza di tale presupposto la diversa qualificazione non è praticabile.
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche è sufficientemente motivato quando il giudice di merito valorizza elementi ritenuti decisivi, come precedenti penali e assenza di resipiscenza, senza dover esaminare analiticamente ogni singola deduzione difensiva.
  • La valutazione della recidiva non può fondarsi solo sulla gravità del fatto o sul tempo trascorso, ma richiede un apprezzamento concreto del rapporto tra il nuovo reato e i precedenti, per verificare se questi dimostrino una perdurante inclinazione al delitto.
  • Quando la motivazione della sentenza di merito è immune da evidenti illogicità e si fonda su criteri giuridicamente corretti, la censura di legittimità è destinata a essere dichiarata inammissibile se mira solo a una rivalutazione del merito.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniCircostanze del reatoFurtoRapina
RamiProcesso penaleParte generaleDelitti contro il patrimonio
IstitutiRecidiva

Testo integrale

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