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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46681/2023 del 21/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti erano stati condannati per il reato previsto dall'art. 178, comma 1, lett. b) del d.lgs. n. 42/2004 per avere detenuto, al fine di commercio, un dipinto falsamente attribuito alla scuola di Pietro da Cortona. Hanno impugnato la conferma della condanna in Cassazione denunciando, tra l'altro, che il giudice di merito avrebbe confuso i concetti di "contraffazione" e "riproduzione" e che la fattispecie addebitata non corrispondeva al capo di imputazione. Procedimentalmente hanno chiesto la rimessione in termini perché il ricorso sarebbe stato presentato oltre il termine per proposizione per via di un'errata informazione telefonica ricevuta dalla cancelleria circa il deposito della sentenza e del tardivo invio della copia della sentenza stessa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. Ha respinto l'istanza di rimessione in termini perché i ricorrenti non hanno provato in modo rigoroso l'errata informazione della cancelleria (la sola produzione della copia della sentenza inviata l'8 novembre 2022 non dimostrava il contenuto della presunta comunicazione telefonica antecedente). Perciò l'impugnazione è stata considerata intempestiva e inammissibile per decadenza. Inoltre la Corte ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e alla somma di 3.000 euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.lgs. 42/2004, art. 178 comma 1 lettera b)

    Disciplina la detenzione ai fini di commercio di beni culturali contraffatti; la ricostruzione dei giudici di merito ha ritenuto integrata tale fattispecie rispetto al dipinto falsamente attribuito alla scuola di Pietro da Cortona.

  • codice di procedura penale art. 585 comma 1 lettera c)

    Stabilisce il termine per proporre il ricorso per cassazione e la conseguente decadenza in caso di mancato rispetto; la Corte ha ritenuto l'impugnazione tardiva e ha esaminato l'istanza di rimessione in termini secondo i criteri di prova richiesti.

  • codice di procedura penale art. 616

    Prevede la condanna al pagamento delle spese e l'eventuale versamento alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte ha applicato tale disposizione condannando ciascun ricorrente a 3.000 euro.

Massime di principio

  • La rimessione in termini per il deposito tardivo del ricorso per cassazione può essere concessa solo se il ricorrente prova rigorosamente l'evento impeditivo (forza maggiore), preferibilmente con attestazione formale della cancelleria o altro atto certo; informazioni verbali (telefoniche) non sono sufficienti.
  • La semplice copia della sentenza ricevuta tardivamente non prova di per sé che sia stata fornita un'informazione erronea dalla cancelleria: è necessario documentare l'effettivo contenuto e la data della comunicazione errata.
  • I termini per proporre il ricorso per cassazione sono perentori: in caso di anche solo dubbio sul rispetto dei termini, la difesa deve agire immediatamente e raccogliere prove (PEC, ricevute di pagamento, attestazioni di cancelleria) per potere chiedere la rimessione in termini.
  • Se l'impugnazione è dichiarata inammissibile per decadenza, la Corte di cassazione non entra nel merito delle censure sostanziali; pertanto la cura delle formalità procedurali è fondamentale per ottenere un esame di merito.
  • In contestazioni sulla qualificazione della condotta (es. contraffazione vs riproduzione) la difesa deve motivare in modo chiaro e documentato la discrepanza tra il capo di imputazione e la ricostruzione giudiziale, ma tale valutazione non potrà essere esaminata in Cassazione se il ricorso è inammissibile per ragioni procedurali.

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