Sentenza n. 15/2026 - Bolzano, Sezione 1
für die Aufhebung 1. der Verfügung des Bürgermeisters der Gemeinde Völs am Schlern betreffend die „teilweise Annullierung im Selbstschutzwege der Baugenehmigung Nr. 5/2025 vom 22.01.2025 - Harder Peter - beschränkt auf den Wintergarten“, mitgeteilt mit Schreiben vom 13.05.2025, dem heutigen Rekurssteller am selben Tage zugestellt (Dok. Nr. 1); 2. des Schreibens der Gemeinde Völs am Schlern vom 21.03.2025 mit Betreff: „Aufhebung der Annullierung im Selbstschutzwege der Baugenehmigung Nr. 5/2025 vom 22.01.2025 - Harder Peter - Mitteilung über die Einleitung des Verfahrens im Sinne des LG Nr. 17/1993 - Ergänzung“ (Dok. Nr. 2); 3. des Schreibens der Gemeinde Völs am Schlern vom 14.03.2025 mit Betreff: „Aufhebung der Annullierung im Selbstschutzwege der Baugenehmigung Nr. 5/2025 vom 22.01.2025 - Harder Peter - Mitteilung über die Einleitung des Verfahrens im Sinne des LG Nr. 17/1993“ (Dok. Nr. 3), beschränkt auf die Einleitung des Verfahrens; 4. und, soweit erforderlich: des Schreibens der Gemeinde Völs am Schlern vom 27.02.2025 mit Betreff: „Annullierung im Selbstschutzwege der Baugenehmigung Nr. 5/2025 vom 22.01.2025 - Harder Peter -“ (Dok. Nr. 4); 5. sowie alle anderen den genannten Maßnahmen vorausgesetzten, vorausgehenden, nachfolgenden bzw. mit ihnen verbundenen und/oder zusammenhängenden Verwaltungsakte, auch wenn nicht bekannt.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Provvedimento del sindaco che ha annullato d'ufficio, limitatamente alla regolarizzazione di un giardino d'inverno, il permesso di costruire n. 5/2025
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietario)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha impugnato l'annullamento d'ufficio parziale del permesso di costruire relativo alla ristrutturazione e regolarizzazione di un giardino d'inverno preesistente. Ha dedotto: violazione degli artt. 21-octies e 21-nonies della l. n. 241/1990 e della normativa provinciale sul procedimento, per mancanza dell'illegittimità originaria del titolo, del pubblico interesse concreto e attuale e di un'adeguata ponderazione degli interessi; difetto di istruttoria e travisamento in ordine all'esistenza e alla natura del diritto di veduta dei proprietari dell'appartamento soprastante; violazione degli artt. 905, 907 e 1031 c.c.; erronea qualificazione del balcone come veduta tutelata; insussistenza di una lesione della veduta da parte di un manufatto vetrato; insufficienza della motivazione, fondata sul generico richiamo all'armonizzazione e al miglioramento estetico del prospetto dell'edificio. I controinteressati avevano segnalato la violazione della distanza di tre metri prevista dall'art. 907 c.c. e l'assenza del consenso condominiale all'utilizzo della cubatura comune.
La decisione
Il ricorso è stato accolto limitatamente al provvedimento finale di annullamento d'ufficio; le comunicazioni procedimentali e l'atto preliminare indicati in epigrafe sono stati ritenuti non utilmente impugnati per mancata deduzione di specifici motivi. Il giudice ha respinto i primi tre motivi: la violazione dell'art. 907 c.c. risultava chiaramente dagli elaborati progettuali e poteva essere considerata dall'amministrazione; le distanze civilistiche poste a tutela delle vedute rilevano anche per interessi pubblici; il balcone costituiva una veduta ai sensi dell'art. 900 c.c., idonea alla prospectio e all'inspectio, e il diritto di veduta iure proprietatis era tutelato dall'art. 907 c.c.; la disciplina opera indipendentemente dal fatto che il manufatto interferente sia concretamente opaco o trasparente. È stato invece accolto il quarto motivo per difetto di motivazione e di dimostrazione del pubblico interesse concreto e attuale richiesto dall'art. 21-nonies l. n. 241/1990. Il richiamo alla visibilità del manufatto dalla strada e a un generico interesse a un'immagine ordinata e armoniosa del luogo non individuava una concreta e qualificata compromissione urbanistica o paesaggistica, né esplicitava i criteri dell'esercizio della discrezionalità. La precedente concessione del titolo, senza rilievi estetici, indeboliva ulteriormente la motivazione. Il quinto motivo è stato dichiarato assorbito, poiché la ponderazione tra interesse pubblico e affidamento privato presuppone l'effettiva individuazione di un interesse pubblico concreto. È stato annullato il provvedimento del 13 maggio 2025, con rimessione dell'eventuale riesame all'amministrazione. Comune e controinteressati sono stati condannati, ciascuno, al pagamento di 2.500 euro di spese in favore del ricorrente, oltre accessori di legge.
Norme richiamate
Richiamato quale parametro dei vizi di legittimità dell'annullamento d'ufficio; la decisione si concentra tuttavia sull'insufficiente motivazione dell'interesse pubblico richiesta dall'art. 21-nonies.
L'annullamento d'ufficio di un titolo edilizio, anche in sanatoria, richiede l'illegittimità originaria dell'atto, un interesse pubblico concreto e attuale ulteriore rispetto al mero ripristino della legalità e una motivazione che consenta di comprendere la ponderazione con l'affidamento del destinatario.
art. 7 l.p. n. 17/1993
Richiamato in relazione agli obblighi di partecipazione e motivazione nel procedimento di autotutela; la decisione non fonda però l'annullamento su una specifica violazione partecipativa.
art. 14 l.p. n. 17/1993
Richiamato per la comunicazione di avvio del procedimento, inizialmente omessa e successivamente rinnovata; tale profilo non costituisce la ratio decisoria finale.
La veduta richiede la possibilità effettiva, comoda e sicura di affacciarsi e guardare sul fondo vicino; il balcone può integrare una veduta diretta, obliqua o laterale.
Rileva per le distanze necessarie alla costituzione della veduta iure proprietatis; il diritto di veduta può comunque derivare da servitù o altro titolo quando tali distanze non siano rispettate.
Il divieto di costruire a distanza inferiore a tre metri dalla veduta esistente.
Tutela in modo assoluto il diritto di veduta, sia iure proprietatis sia iure servitutis; la violazione della distanza legale è sufficiente, senza necessità di dimostrare in concreto l'effettivo ostacolo alla vista.
Richiamato dal ricorrente in relazione alla costituzione delle servitù, ma non posto a fondamento dell'accoglimento.
Massime di principio
- L'annullamento d'ufficio di un titolo edilizio ai sensi dell'art. 21-nonies l. n. 241/1990 richiede, oltre all'illegittimità originaria, la puntuale individuazione e motivazione di un interesse pubblico concreto e attuale, ulteriore rispetto al semplice ripristino della legalità, nonché la considerazione dell'affidamento del destinatario.
- Il richiamo generico a un interesse estetico, al decoro o a un'immagine ordinata e armoniosa del territorio non dimostra, da solo, il pubblico interesse concreto e attuale richiesto per l'annullamento d'ufficio di un titolo edilizio; l'amministrazione deve indicare la concreta compromissione e i criteri urbanistici o paesaggistici utilizzati.
- Una motivazione ridotta dell'autotutela su un titolo edilizio può essere ammessa quando l'interesse pubblico risulti immediatamente da un divieto urbanistico evidente; in assenza di tale evidenza, è necessaria una motivazione specifica sull'interesse pubblico e sull'affidamento del privato.
- Le distanze previste dall'art. 907 c.c. tutelano il diritto di veduta sia quando esso deriva direttamente dalla proprietà sia quando deriva da una servitù o da altro titolo; la violazione del limite di tre metri può essere accertata sulla base degli elaborati edilizi quando il diritto e l'interferenza risultino chiari e non richiedano indagini complesse.
- Ai fini degli artt. 900 e 907 c.c., una veduta richiede la possibilità pratica, comoda e sicura di affacciarsi e guardare sul fondo vicino; un balcone dotato delle caratteristiche strutturali necessarie può costituire una veduta diretta, obliqua, laterale o verticale.
- La ponderazione tra interesse pubblico e affidamento del destinatario è logicamente successiva all'individuazione di un interesse pubblico concreto e attuale all'annullamento d'ufficio; se tale interesse manca o non è adeguatamente motivato, il vizio assorbe la questione della ponderazione.
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